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Intervista ad Andrea Cabassi, scrittore

imageIntervista a cura di Maurizio Caruso

interviste@mebook.it – www.mebook.it

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Passare dalla poesia alla science-fiction è un percorso inconsueto. Andrea Cabassi (1978), con il suo estro intellettuale, ha concepito il suo futuro da autore in tre atti, dimostrando 'con le parole' che scrivere è uno sconfinato modo d'essere.

 


Ciao Andrea e benvenuto su Mebook. Prima di chiederti sulle pubblicazioni parliamo della tua fase embrionale. Chi era Andrea Cabassi prima di diventare effettivamente uno scrittore?
(A.C.) Ciao e grazie della bella presentazione. Essere uno scrittore è qualcosa di molto impegnativo, che forse intravedo ma che al momento sento ancora lontano. Per esserlo dovrò lavorare parecchio, quindi - per rispondere alla tua domanda - sono ancora una persona con la passione per la scrittura che alle volte riesce a combinare qualcosa di buono, ma solo con una massiccia dose di ricerca e di lavoro, per la serie non esiste il “buona la prima”.

Dopo aver partecipato ad un concorso, una casa editrice, la Tindari Edizioni crede in te e pubblica la tua prima raccolta di poesie "Geloso permaloso lunatico e noioso"(2009). Il tema dell'amore è ricorrente in questa raccolta di 54 poesie che racchiude una fase durata quattro anni...
(A.C.) Proprio così, è un tema ricorrente ma non è il solo: nella raccolta si spazia dalla poesia sociale al nonsense, alcuni pezzi sono ironici e altri onirici. Geloso permaloso lunatico e noioso è stata la prima pubblicazione completamente mia (precedentemente ero apparso in alcune antologie) e vi lascio immaginare la gioia provata nell’avere fra le mani quei volumi! Si è trattato di una pubblicazione a tiratura limitata, esaurita nel giro di qualche tempo (cosa comunque positiva!), così sul mio sito ho messo in download l’eBook chiudendo così il “ciclo di vita” del libro.

Sul tuo blog ho letto questa frase sciolta dal resto del contesto biografico che vorrei tu commentassi
(A.C.) "Quando scrivo di me dimentico sempre qualcosa di importante a scapito di sciocchezze"...

Qualcuno fa molta fatica parlare di se stesso; io appartengo alla categoria. Fatico anche a parlare dei miei lavori: quando mi domandano di che cosa parli una mia storia mi trovo sempre in difficoltà: perché penso che l’unico modo per capirla veramente sia leggerla, con un riassunto non posso comunicare il ritmo, lo stile, l’atmosfera ecc. Allo stesso modo, l’unico modo per conoscere davvero qualcosa di me, qualcosa che vada oltre la superficie, è... conoscermi. In fondo non è vero che quando scrivo di me dimentico qualcosa, non lo scrivo apposta!

Tra il 2007 e il 2010 hai organizzato dei reading e hai recitato le tue poesie dal vivo. Tra scrivere e leggere una poesia e farla sentire al pubblico che differenza fa? Per te è solo un modo per farsi conoscere o cerchi quell'impegno attoriale e musicale per renderle ancora più piacevoli?
(A.C.) Per fortuna degli astanti è capitato molto raramente che leggessi direttamente io, e mai per mio desiderio! La nostra formazione comprendeva il bravissimo attore Alberto Guerra, che con la sua arte riusciva a infondere ben più della parola scritta, ma direttamente le emozioni che accompagnavano la mia scrittura. Anche questo è stato un lavoro molto impegnativo e ricco di complicazioni e soddisfazioni. Quello del reading è stato di sicuro un modo per farmi conoscere ma è stato fondamentale anche per sperimentare e crescere. C’è una bella differenza fra scrivere (e basta) e scrivere e vedere le reazioni di un pubblico (e le tue stesse). Inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, conciliare lettere, recitazione e musica non è semplicemente la somma di tre espressioni, bensì è una quarta entità a sé stante, una forma d’arte nata dall’unione delle tre.

Nel 2010 escono 8 racconti con il tuo 'marchio' d'editore "RYO". Subito mi è balzato agli occhi tra i titoli "Where did you sleep last night". C'è qualche legame con il famoso "traditional" blues di Leadbelly? Perchè li hai definiti racconti "magici"?
(A.C.) “Where did you sleep last night” segue proprio la trama di quella canzone: la storia ha origine da una vecchia ballata popolare americana e io l’ho rivisitata in un racconto musicale sviluppando un testo onirico e tragico: il protagonista sta correndo nella foresta, forse in fuga, fra i pini e una storia finita male. Li ho definiti “magici” perché, nella strada che idealmente porta dal reale al regno del fantastico, questi racconti qualche passo lo hanno fatto. Diciamo che sono racconti fondamentalmente realistici nei quali talvolta è possibile intuire qualcosa che va oltre, un elemento inspiegabile: come se con estrema naturalezze potesse intervenire un pizzico di magia a sistemare le cose… o a ingarbugliarle.

Come dividi le giornate tra il tuo impegno lavorativo di marketing e l'attività di scrittore? L'ambiente lavorativo offre materiale per l'ispirazione?
(A.C.) No, o almeno non di più di un qualsiasi altro ambiente. Queste due attività operano in galassie diverse e non hanno punti di contatto: è vero che per entrambe tutto si riduca a “scrivere cose”, ma oltre a questo non c’è davvero molto altro. L’unica cosa che posso dire è che l’idea per un pezzo della raccolta di cui parlavamo prima è nata da un evento accaduto in ufficio, ma è stato un caso: sarebbe ugualmente potuto succedere al bar o per strada. La scrittura la riservo per la sera, da un anno circa ho organizzato (e ci partecipo) un laboratorio di scrittura: ottimo per chi come me ha mille impegni e fatica a ritagliarsi uno spazio da dedicare a una cosa sola alla volta!

Hai scritto anche testi per fumetti. Che tipo di esperienza è stata e che fascia d'età hai coinvolto?
(A.C.) Un’esperienza molto difficile: solitamente quando scrivo il risultato del mio lavoro è ciò che ho scritto; in questo caso invece il risultato sono una serie di immagini il cui governo è mio solo in parte. Comunque per lo più mi sono dedicato nelle strisce e in fumetti brevi da una pagina, l’ultimo mio lavoro in questo ambito è stata la ministriscia settimanale Andremma del 2012-2013 (http://www.ryo.it/2012/03/10/andremma_1-5/) composta da 52 episodi tutti basati sulla stessa foto, alla quale cambiavo i dialoghi di volta in volta. Non ho mai pensato molto alla fascia d’età di riferimento, diciamo che potrebbero essere godibili da una qualsiasi mente sufficientemente evoluta ;-)

E passiamo alla fase 'fantascientifica' con "Pelicula"(Ute Libri 2014). Un romanzo "distopico" dove l'umanità vive un periodo di pace grazie al controllo perenne sui cittadini di un' arma invisibile chiamata Pelicula. In contrapposizione c'è un'organizzazione terroristica capitanata da due personaggi 'assassini' Lango e Indra. Tu offri un ritratto di una società tecnologica dove il male è rappresentato dai terroristi ma quanto questi due personaggi 'ambigui' operano il male per ottenere una società migliore?
(A.C.) Parto dal presupposto che i concetti di bene e male non sono separati da un confine netto, ma per forza di cose sono intersecati fra loro. Nel romanzo le scelte di Indra e Lango - due terroristi - sono sempre dolorose, specie per la prima che è la più giovane e inesperta dell’organizzazione. La metafora alla base delle loro azioni è che per non farsi male non ci si deve legare alla sedia, ma si deve imparare a cadere.
Loro antagonisti sono le forze governative e di polizia, in special modo l’agente Wu che fa della loro cattura una questione personale... e nonostante passi per il “cattivo” di turno, egli rappresenta la legge: a mio modo di vedere questo ribaltamento di ruoli rende i personaggi più veri, meno stereotipati. L’azione inoltre ha una parte rilevante nella storia ma non è mai fine a se stessa, esiste una chiave di lettura più profonda che porta a galla una serie di riflessioni che spaziano dall’evoluzione alla genetica, passando per misticismo e tecnologia.

Tra i tuoi progetti per il futuro approfondirai questo filone di fantascienza oppure i tuoi romanzi tratteranno di altri argomenti e di generi letterari diversi?
(A.C.) Non so davvero come risponderti. Quello che scrivo va molto in direzione della forma ibrida: lo stesso Pelicula è considerato “fantascienza soft”, in quanto i temi principali non riguardano le scienze “dure” (fisica, chimica, ingegneria ecc.) ma quelle “sociali” (psicologia, sociologia ecc.), quindi non mi sento vincolato da questo genere. Il mio nuovo romanzo - ancora in lavorazione - ha un’ambientazione che in qualche modo richiama quella di Pelicula, ma sinceramente non ho ancora capito che genere sia!

Come promuovi i tuoi libri e dove possiamo comprarli?
(A.C.) Per quanto riguarda la promozione si sono interessati a Pelicula vari siti letterari e blog, ho avuto la fortuna di comparire sul Corriere Della Sera con un bell’articolo a cinque colonne e anche RAI Radio 1 gli ha dedicato ben mezz’ora del suo programma King Kong per scovare le citazioni musicali nascoste nel romanzo. È possibile acquistare Pelicula e gli altri miei lavori (quasi tutti sia in digitale che in cartaceo) nei principali store online oppure andando sul mio sito Anonima Andrea Cabassi (http://www.ryo.it/) nella sezione “I miei libri”. Pelicula, inoltre, è distribuito in libreria dal maggior distributore nazionale, quindi magari non lo trovate in tutte le librerie ma è ordinabile in un paio di giorni.

Cosa pensi dell'editoria digitale? E' un buon viatico per gli autori emergenti, per farsi conoscere più in fretta? Quanto questa fretta è da ritenersi proficua mettendola in relazione con editori molto più grossi che detengono il potere della distribuzione e quindi della vendita?
(A.C.) Penso che il vero editore sia quello che pubblica libri interessanti, ben scritti, curati nei dettagli e che abbia l’interesse che il libro sia acquistato dal maggior numero possibile di lettori; che poi si tratti di byte o di fibra di cellulosa la cosa sta assumendo sempre meno importanza. Se la fretta di cui parli significa prendere la bozza di un autore sprovveduto e trasformarlo in un eBook premendo quattro pulsanti, il primo a esser penalizzato è proprio l’autore: a chi capita di comprare libri di autori che in passato ci ha deluso?

Impressioni su Mebook...
(A.C.) Mebook! è una risorsa interessante per entrare in contatto con altri appartenenti al mondo dell’editoria, non nascondo però la fatica iniziale per entrare sulla stessa “lunghezza d’onda” della piattaforma… anche oggi a volte ho qualche dubbio su quel che sto facendo e incrocio le dita prima di proseguire :-) Ringrazio comunque chi permette che il servizio sia sempre disponibile e ricco di opportunità, come per esempio questa intervista. Ciao e a presto!

Grazie per la tua intervista Andrea e buone vacanze! 
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