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Intervista a Renato Esposito, scrittore

imageIntervista a cura di Maurizio Caruso

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Ha già nel suo curriculum ben 9 pubblicazioni indirizzate come genere verso il fantastico, il paranormale e il thriller. Vive a Roma con un cognome napoletano, Renato Esposito, uno dei pochi della scena della narrativa 'digitale' ed indie, a scrivere ancora gialli a puntate, come andava di moda nei secoli precedenti. Si è imposto presso l'attenzione del pubblico grazie al suo narrare fluido, mischiando il sociale e l'immaginario come se fossero due facce della stessa medaglia.

 

Ciao Renato e benvenuto nel nostro spazio. Come prima domanda ti chiedo chi fosse Renato Esposito prima della metamorfosi letteraria? Quali le sono le tappe che ti hanno condotto al tuo esordio come scrittore...
(R.E.) Ciao, grazie per l'ospitalità. Scrivo storie fin da quando avevo sei anni, quindi non ci sono state propriamente delle tappe, ma si può parlare di lunghe pause dalla mia attività di scrittore, questo sì. In particolare, finita l'università, mi sono concentrato esclusivamente sul settore audiovisivo, lavorando anche in tv come editor per un paio di anni, ma ciò che mi interessava era fare film, così ho girato qualche corto e due lungometraggi, è stato divertente e, perlomeno dal mio punto di vista, scrivere sceneggiature e pianificare le inquadrature per la regia è stato decisamente più facile che scrivere libri. Poi, dopo una serie di mirabolanti circostanze, sono tornato alla mia prima passione.

Tutte le tue opere sono auto-pubblicazioni in e-book. Una di queste è "Un natale sorprendente" del 2013. Il protagonista del romanzo è un politico, un ministro dell'economia che casualmente deve affrontare, nonostante il suo scetticismo, una seduta spiritica. Durante la riunione l'anima di un maestro buddista gli conferisce il dono dell'illuminazione. Ma quanto tutto ciò si sposa armoniosamente con la carica che riveste? Quali verità verranno fuori adesso che il suo corpo è sotto assedio di un'altra coscienza, più pura?
(R.E.) In realtà non è vero che tutte le mie opere sono auto-pubblicazioni, le prime due, che non menziono mai, sia perché le scrissi oltre dieci anni fa e non ne vado più fiero, e sia perché dalla casa editrice con cui le pubblicai non ho mai ricevuto neppure un centesimo, sono state appunto pubblicate per una casa editrice. Un Natale sorprendente è un racconto che scrissi per devolvere una parte del ricavato a "Emergency", da qui il costo esorbitante dell'ebook, se si considera che è di una trentina di pagine. Senza spoilerare troppo, dopo l'illuminazione il protagonista cambierà profondamente, e per la prima volta cercherà di fare politica per il bene collettivo e non delle proprie tasche, naturalmente così facendo tutte le sue conoscenze inizieranno a prenderlo per pazzo... Per la scelta dei radicali cambiamenti economici che il ministro vorrebbe mettere in atto dopo la sua illuminazione al fine di rendere la società più egualitaria, mi sono consultato con quello che fu il mio insegnante di economia politica, il professore Ernesto Screpanti, che ha risposto con molta disponibilità ed entusiasmo alla mia idea, cosa di cui gli sono molto grato.

Un'altra tua opera è "L'assassino del rapace", un racconto lungo diviso in due parti, ambientato storicamente nella Persia dell' XI° e il XII° secolo d.C. Il protagonista è Azad, un sicario che fa parte di una congrega di iniziati, i fidayyin, che sono al servizio del regnante di Alamut, al quale è stato affidato il compito di uccidere il primo ministro del Sultano. Con questo racconto hai voluto mettere in luce gli aspetti culturali e di costume della Persia di quel periodo, ma ti chiedo come mai la Persia, cosa ha spinto la tua mente fino a questi posti desertici?
(R.E.) In Persia mi ci ha spinto Umberto Eco, quando ne Il Pendolo di Foucault appresi per la prima volta di Alamut e del metodo incredibile con cui al suo interno si trasformavano ragazzini innocenti in spietati assassini. In pratica questi ragazzini venivano drogati con un potente sonnifero e fatti risvegliare in un'area segreta del castello, dove veniva fatto loro credere, anche grazie all'abbondanza di hashish, vino e belle donne, di trovarsi in paradiso; poi un bel giorno si risvegliavano nuovamente nel grigiore dell'austera fortezza, a quel punto venivano spediti in missioni suicide con la promessa che dopo la morte sarebbero tornati al paradiso che avevano appena lasciato. Nel libro di Eco sull'argomento c'erano solo poche righe, però bastarono ad accendere la scintilla. L'Assassino del Rapace si basa su un fatto realmente accaduto, ossia l'assassinio di Nizām al-Mulk, e da lì ho creato la storia del personaggio che fu incaricato della missione.

"Il levriero con la pistola" è un romanzo ambientato nell'Italia dei giorni nostri. Simone è il figlio di un famoso impreditore che si suicida a causa dei numerosi intrallazzi venuti a galla, lasciandolo improvvisamente in una situazione di povertà. Gli voltano tutti le spalle, a sorpresa anche la sua ragazza lo lascia. Ma lui non si abbatte e lotta fino all'ultimo sangue. Ecco, questa è la storia di una vittima, di un anti-eroe "viziato" e della classe alto-borghese che cerca un riscatto attraverso l'amore...Che tipo di società volevi rappresentare e chi è questo 'levriero con la pistola'?
(R.E.) La società che volevo rappresentare è esattamente quella in cui viviamo. Il protagonista, Simone Crova, nato e cresciuto in una situazione privilegiata, si rende conto dell'ipocrisia in cui era immerso solo quando perde tutto ciò su cui si reggeva il suo mondo felice: la ricchezza. Fondamentalmente Simone è un puro che si rifiuta di accettare i cinici meccanismi che regolano la società. Il titolo si riferisce a un discorso che il padre gli fece una volta da bambino davanti al quadro di un levriero sul ciglio di un dirupo.

Successivamente sei passato ad un altro genere con "Le avventure di un debosciato" dal sapore satirico e grottesco. Il protagonista è sempre un ragazzo italiano che parte alla volta di New York in cerca di successo e ricchezza. Qui la tua critica, seppur in maniera più leggera, è a 360 gradi, è sia nei confronti del protagonista che di chi gli sta attorno...
(R.E.) Le avventure di un debosciato è un romanzo che nacque durante la mia esperienza di nove mesi a New York, dove mi trasferii nel tentativo di sbarcare il lunario come sceneggiatore e regista. È un romanzo folle, sboccato, irriverente, scritto con uno stile furioso che ricalca alla perfezione il mio stato d'animo dell'epoca, e soprattutto divertente. Allo stesso tempo è il mio romanzo di minor successo, ammetto che in certe parti è davvero estremo e disturbante, però credo che l'arte a volte debba ferire, suscitare reazioni anche violente... va beh, chi se ne frega, sono felicissimo di averlo scritto e sono sicuro che prima o poi, magari tra un centinaio di anni, sarà finalmente capito.

"Il detective di Net" ha qualcosa di più 'fantastico' ed il mondo dell'informatica si scontra con quello, più astratto, dell'anima. Net, un misterioso uomo di potere, ingaggia un genio del web per compiere delle indagini sulla rete. Queste metteranno a repentaglio la sua vita...Cosa c'è di fantastico nel tuo romanzo e quanto si avvicina ai problemi reali della società immersa in questo apogeo informatico?
(R.E.) Il detective di Net più che fantastico è un romanzo di fantascienza, anche se neppure questa definizione è propriamente corretta, dato che il novanta per cento degli elementi tecnologici presenti nell'opera sono realmente esistenti... in sostanza si tratta di un leggero e moderno romanzo d'avventura. Sono molto affezionato a questo libro, perché ha rappresentato il mio ritorno alla scrittura dopo una sofferta pausa durata anni e che rischiava di diventare definitiva, fu mia moglie, e ancora adesso quando ci ripenso mi vengono gli occhi lucidi, a convincermi a rimettermi a scrivere. Infatti, a parte Il levriero con la pistola, tutti i miei libri sono nati dopo Il detective di Net.

"Se mi ami ti uccido" è una commedia nera dove stavolta la protagonista è una donna. Questa storia ha suscitato l'interesse di uno sceneggiatore americano, Edward Roy, che l'ha adattata e l'ha tradotta in inglese. Non dimentichiamo i tuoi legami con il mondo del cinema , se li vuoi menzionare, sei anche regista e sceneggiatore...
(R.E.) Se mi ami ti uccido nacque come sceneggiatura, quella appunto che scrissi a New York per sbarcare il lunario, e prima di sapere che soltanto per proporsi alle case cinematografiche statunitensi occorresse un agente o la carta verde. In realtà fui io a ingaggiare Edward Roy per tradurre e adattare la sceneggiatura dall'italiano all'inglese. Qualche tempo fa mi capitò di rileggerla e pensai che se avessi adottato uno stile completamente asciutto ne sarebbe potuto venire fuori un racconto interessante.

"Il killer di Ikea",altro romanzo, è un thriller dove un misterioso assassino vestito da ninja uccide uno dopo l'altro i capi reparto del centro commerciale. Il movente sembrerebbe la follia ma pian piano la storia ha ben altri risvolti...Questa storia, in un certo senso, ti ha consacrato come autore. Quali sono stati gli ingredienti che hanno favorito questo cambiamento?
(R.E.) Non credo che Il Killer di Ikea sia tra i miei libri quello più amato, ma è certamente quello che mi ha fatto guadagnare più rispetto dal punto di vista professionale, perché oltre a essere un ottimo giallo in senso classico, è un'opera che sperimenta molto. Per quanto concerne gli ingredienti, a ogni pagina mi sono imposto una scrittura intensa, veloce, dura, imprevedibile e crudele.

"Febbre rosa variant", altro thriller, dove, per la seconda volta, tra i tuoi romanzi, l'eroina della storia è una donna, precisamente un adolescente. Veronica viene trovata strangolata nel suo letto e la sua compagna più fidata, Camilla, figlia dell'ispettore Riperti, al quale vengono affidate le indagini, riusciranno a trovare il bandolo della matassa. Riperti condurrà un indagine a doppio binario perchè attravero lo strano e chiuso mondo adolescenziale di Camilla riuscirà a risolvere l'enigma del delitto...
(R.E.) Febbre Rosa è stato scritto prima di Il Killer di Ikea, anche se la versione variant, leggermente diversa dall'originale, è stata pubblicata dopo. Quest'opera ha avuto una genesi davvero difficile, sulla quale preferisco stendere un velo pietoso, alla fine però è venuto fuori quello che, per ora, è forse il mio romanzo più amato.

Vai molto fiero del tuo ultimo romanzo "Come sono diventato dio". Una bambina è vittima di un'orrenda ingiustizia e per amore di una veggente, Nekkar vuole liberare il mondo dal male. Sembrerebbe una storia più fantasy delle precedenti...Chi sono Nekkar e Sirrah?
(R.E.) Come sono diventato dio è una storia fantasy e realistica al contempo. La prima parte si svolge in una dimensione metafisica, mentre la seconda sulla Terra. Nekkar e Sirrah sono due dei sei fratelli immortali che vivono al cospetto di dio (scritto volutamente con la lettera minuscola per non urtare la sensibilità dei credenti, infatti il dio che si trova nella storia, pur facendo riferimento alla concezione di dio che può avere l'uomo contemporaneo, è un dio fittizio). Questo romanzo breve uscirà il 4 settembre e ne vado molto fiero, perché è forse l'opera più originale e profonda che abbia mai scritto. Lo stile è lirico, quasi poetico, ma la storia è così incredibile e ricca di sorprese che questa forma di scrittura anziché rallentare la lettura la rende ancora più godibile.

Sei stato fino ad oggi un autore molto prolifico ed eclettico. Cosa pensi che manchi ad un autore come te? Forse meriteresti una pubblicazione in cartaceo con una casa editrice più grossa?
(R.E.) Le esperienze che ho avuto fin qui con le case editrici sono state a dir poco pessime, e non considero un vanto pubblicare in cartaceo, dal momento che gli spazi nelle librerie sono monopolio dei grandi gruppi editoriali. Senza l'avvento degli ebook, e in questo Amazon ha giocato un ruolo di spicco, avremmo assistito all'inesorabile declino del mondo della letteratura ad opera di quegli stessi soggetti che fino ad oggi lo hanno tenuto ben stretto nei loro avidi pugni. Un'opera non va giudicata e apprezzata in base a chi la pubblica, ma per se stessa, il ciarpame scritto da uno youtuber di successo messo sotto contratto solo in virtù del numero di visualizzazioni raccolte dai suoi video, sempre ciarpame resta, anche se a pubblicarlo è un colosso editoriale.

Impressioni su Mebook...
(R.E.) Penso che Mebook sia una bella realtà, ciò che mi piace è che a differenza di altri siti e forum dello stesso settore si respira un'aria serena, priva di odiose e futili polemiche.

Grazie per la tua intervista e buone vacanze dal nostro staff!

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