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Intervista a Margherita Vetrano, scrittrice

imageIntervista a cura di Maurizio Caruso

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L'inaspettata esperienza di un bebè che passa i primi cinque mesi in terapia intensiva neonatale ha fornito le basi per il suo esordio editoriale , una sorta di diario scritto sul figlio Edoardo, nato in condizioni disperate, che ha dovuto affrontare la prima e si spera l'ultima battaglia per sopravvivere.

 

Benvenuta Margherita. Prima di questa esperienza vissuta sulla propria pelle avevi mai pensato di scrivere un romanzo?
(M.V.) Ciao Maurizio e grazie di questo spazio. A livello amatoriale mi sono sempre dedicata alla scrittura, partendo dalle recensioni cinematografiche e approdando ad articoli per testate on-line. La scrittura la trovo terapeutica quindi, racconti, memorie e poesie ma tutto inedito. Come ha detto qualcuno, ci vuole una grande emozione per spingere all’azione e penso che la nostra esperienza in Terapia Intensiva Neonatale sia stata il giusto sprone per far nascere il libro, che inizialmente era una raccolta di ricordi. Non avrei mai pensato di pubblicarlo né di arrivare al punto in cui siamo oggi.

Poco prima l'inizio dell'estate 2015 decidi di auto-pubblicare attraverso Ilmiolibro "Il nostro piccolo sole". Si tratta di 119 pagine dove tu narri giorno per giorno quello che successo in questo reparto particolare. Come ti sentivi interiormente insieme a tuo marito e agli altri figli? In un certo senso hai voluto esorcizzare questa brutta esperienza...
(M.V.) Autopubblicare “Il nostro piccolo sole” è stata una decisione maturata dopo più di un anno che ho dedicato alla ricerca di un editore “vero”; purtroppo, senza esperienza né conoscenze in campo editoriale mi sono imbattuta prevalentemente in editori a pagamento e non mi andava di far sfruttare la nostra storia da un sistema che non condivido e trovo degradante per chi scrive. Oggi che il libro è più conosciuto si stanno profilando altre opportunità ma la verità è che non sono nelle condizioni di poter dedicare un lavoro metodico alla scrittura. Non sappiamo che tempi ha Edoardo per crescere ed andare avanti e voglio rimanere concentrata su di lui.

Vivere la T.I.N. è un’esperienza unica che non posso però considerare peggiore di molte altre, capita e basta e devi seguire i ritmi e le regole del reparto. Siamo stati molto male perchè si vive in modo schizofrenico la realtà: da una parte la vita di tutti i giorni e le gioie di una vita serena, bimbi piccoli, lavoro e amici, dall’altro però, il reparto, tuo figlio che non sta bene e soprattutto la grande incertezza nel futuro. Scrivere questo libro è stato come rielaborare i ricordi, per accettarli e superarli ma anche per continuare in qualche modo il percorso che abbiamo iniziato in reparto. Si incontra una realtà che non finisce “quando e se” porti tuo figlio a casa: le visite di follow-up, le famiglie incontrate, i medici e tutto il personale della TIN, incontri che continuano a far parte della tua vita e ti vien voglia di fare qualcosa proprio perché a noi, in fondo, le cose sono andate bene. Raccontare agli altri la nostra storia può servire a dare speranza a chi sta vivendo qualcosa di analogo o a chi comunque cerca un senso alle cose; sotto l’aspetto clinico Edoardo è un caso più unico che raro, per basso peso alla nascita, età gestazionale e condizioni del reparto (non c’era posto per accoglierlo). E penso che se ce l’ha fatta lui, chiunque deve pensare che nella vita, anche se le cose sembrano impossibili, almeno ci si deve provare.

Aggiungo anche che il libro è dedicato ai bimbi che non sono sopravvissuti alla T.I.N. che ho incontrato durante il ricovero di Edoardo e a quelli che non incontrerò mai. Non se ne parla ma hanno il diritto di essere ricordati anche se hanno vissuto per pochi minuti. E’ una questione di rispetto verso di loro e i loro genitori. Probabilmente non ho il diritto di farlo ma mi sembra comunque doveroso. Non so gli altri ma io non posso dimenticare.

"Il nostro piccolo sole" è scritto tutto al tempo presente. E' stata la prima scelta stilistica e tale è rimasta fino alla fine oppure avevi pensato a qualcos'altro prima?
(M.V.) Il nostro piccolo sole” è scritto così com’è nato: un fluire di pensieri e ricordi. E’ stato aprire il “vaso di Pandora”; riconosco che è scritto “di pancia” e un professionista avrebbe fatto di meglio ma va bene così. Mi assomiglia e lo trovo autentico; imperfetto ma sincero.

Al di là dell'intento puramente formativo di scrivere ho notato, leggendo l'estratto, una certa minuzia nel documentare "step by step" i colori, gli odori, gli oggetti, e i personaggi del reparto fin dal giorno delle doglie. Un lavoro che si basa sulla memoria e che tu hai dovuto ricostruire in fase di riscrittura del testo...
La scrittura mi assomiglia; osservo, percepisco e rielaboro. In fondo ce lo ha insegnato Proust che i ricordi passano attraverso un odore, un colore e le percezioni tattili. E’ stato doloroso ricostruirli perché voleva dire rivivere i fatti ma non c’è crescita senza superare gli ostacoli e quindi era necessario. D’altra parte vivere il reparto, prima come ricoverata e poi come visitatrice mi ha imposto lunghi tempi di attesa durante i quali esercitare la calma attraverso la riflessione, l’osservazione e l’ascolto, s’è rivelato un approccio vincente allora per andare avanti e in seguito, come bagaglio di ricordi.

"Mio Dio cosa ho fatto?" è la domanda scritta, che ti poni ad un certo punto mentre guardi Edoardo. Un senso di colpa che ti pervade l'animo. Quanto è servito l'apporto psicologico di tuo marito e dei tuoi figli nell'affrontare questo problema?
(M.V.) Rielaborare il senso di colpa è necessario per ogni madre, a tutti i livelli; quando sei madre di un bimbo che affronta un lungo ricovero, è essenziale superarlo o ti schiaccerà, soprattutto se quella nascita avrà degli esiti negativi. Ho affrontato intimamente questo percorso in quanto viscerale; superarlo voleva dire essere utile agli altri. Una persona depressa non può essere d’aiuto e nelle nostre circostanze era basilare che tutti facessero la loro parte. Mio marito è stato fondamentale, una presenza forte e costante che mi ha dato sicurezza. I miei figli, con la loro tenera età e le loro esigenze, mi hanno aiutata a rimanere coi piedi per terra. Edoardo che ha combattuto fin da dentro la pancia, mi ha fatto capire che non bisogna mai arrendersi.

E' sicuramente la tua prima esperienza editoriale ma che differenza c'è tra "partorire" un romanzo di pura invenzione e uno dove è lo stesso scrittore che trasferisce i ricordi sul foglio? Quanto conta l'emotività?

(M.V.) Come dicevo, questo libro è stato definito ”di pancia” e penso sia vero. E’ stato naturale trascrivere i miei ricordi ma ho cercato di restare il più distaccata possibile perché il rischio di scadere nel patetico era alto. Il lavoro di editing che mi sono imposta è stato quello di rendere anonimo ogni personaggio, perché fosse un racconto universale, dando dei nomi di fantasia ai medici per proteggerne la privacy. Scrivere è stato molto impegnativo sotto l’aspetto emotivo. Ancora oggi rileggerne dei brani non è semplice perché mi riportano indietro a stati emotivi a volte, molto negativi.

"Il nostro piccolo sole" è il tuo esordio. Potrebbe essere una spinta creativa per continuare a scriverne altri? Che tipo di storia vorresti scrivere in futuro?
(M.V.) Non so se ci saranno altre esperienze di scrittura, forse più in là, sperando di approdare a tempi più tranquilli e ritmi meno serrati. Mi piacerebbe continuare a raccontare di persone, esperienze ed emozioni perché penso che siano temi universali e ricchissimi. Penso comunque che continuerò a scrivere, \in qualche modo perché trovo che sia un modo di restare sempre presenti e liberi.

Le presentazioni dei libri sono uno spazio importante dove l'autore, oltre a mostrare la faccia, deve anche accattivarsi le simpatie del pubblico e vendere. Chi ti affianca di solito? Erano presenti curiosi o anche persone che hanno avuto il tuo stesso genere di problema?
(M.V.) Con le presentazioni si scende in trincea, hai ragione e per me è stato tutto nuovo, non ne avevo mai fatte. Mi sono però imposta da subito due regole semplici: non mettere paletti a chi mi intervisterà e non conoscere prima le domande. Essere spontanea è importante perché l’unica cosa che so fare è condividere i ricordi e non c’è scaletta che tenga. Si dialoga col pubblico. D’altra parte, quando ho deciso di pubblicare il libro ho accettato di mettere la nostra storia al servizio di chi potrebbe beneficiarne in termini di informazioni e conoscenza. Far sentire meno sola una persona può anche passare attraverso la condivisione del proprio vissuto. Il senso del libro è tutto lì.

Ogni presentazione è diversa perché il libro ha molte sfaccettature quindi c’è chi mi invita per parlare del libro in quanto tale, chi vuole trattare l’aspetto clinico e chi quello familiare. Chi mi affianca è sempre persona compatibile con l’ambiente: medici, psicologi, a volte sono sola. Dipende.

Il pubblico è spesso composto da curiosi ma riscontro un interesse benevolo, non maligno, morboso. C’è sempre una forma di simpatia che li attrae e spesso si scopre che nel vissuto di ognuno di loro c’è qualcosa che richiama il libro. Spesso chi si accosta casualmente, rimane sorpreso. In genere il pubblico è prevalentemente femminile; quando un uomo mi porge una domanda o acquista una copia, per me è molto importante perché significa che ha capito che non è solo un libro riservato alle mamme.

Qual è uno scrittore/ice che ti ha segnato particolarmente sia dal punto di vista stilistico sia dal punto di vista delle tematiche affrontate e perchè?
(M.V.) Più che uno scrittore direi dei film; capisco che il mio stile assomiglia più ad una sceneggiatura che non ad un racconto e questo lo devo al mio amore per il cinema. Ho letto molta letteratura, dal classico al moderno: Orwell, Murakami, Poe, Mishima, Benni, Saramago, Vonneghut ma anche Dickens, Kafka, Bronte e Jane Auste per citarne alcuni e molto dark, soprattutto in gioventù. Nel periodo in cui Edoardo era in T.I.N. ho scoperto Simona Vinci ed ho letto tutta la sua produzione, “Dei bambini non si sa nulla” mi ha sconvolta. Più che un solo autore, direi che nella mia scrittura fondo un po’ tutto, facendo prevalentemente attenzione all’aspetto emotivo che per me è fondamentale.

Dove possiamo acquistare "Il nostro piccolo sole"?
Se parliamo di E-book, è possibile acquistare “Il nostro piccolo sole” on line sui siti principali: Feltrinelli, Amazon, Mondadori Store, Repbook, Itunes e logicamente Ilmiolibro.it. per chi invece è affezionato al cartaceo e acquista on-line, solo su Ilmiolibro.it altrimenti per ora ci sono dei conto-vendita in Abruzzo (librerie“La Sapienza” a Teramo, “Mondadori” e “Ianni” a Giulianova Lido-TE), nelle Marche (San Benedetto Del Tronto (AP) presso “La Bibliofila” e “I germogli”) e a Roma presso il Negozio di Natale di Emergency in via IV Novembre, 157.

Non è difficile procurarsene una copia.

Il tuo libro è stato pubblicato in entrambi formati, digitale e cartaceo? Come ti piace leggere i tuoi scrittori preferiti? Prendi i libri in prestito dalle biblioteche?
(M.V.) Amo il prestito librario, è una pratica che ho trasmesso anche ai miei figli; apre un mondo di possibilità abbiamo una libreria fornita anche a casa, per tutte le età. Leggo poco il formato elettronico perché mi stanca la vista ma ho provveduto a pensarne una versione per gli amanti del kindle perché non tutti la pensano come me.

Impressioni su Mebook!...
(M.V.) Mebook! me lo ha fatto scoprire mio marito che è molto più tecnologico di me. Mi sembra una versione molto specializzata di Facebook e lo trovo un buon punto d’incontro per gli amanti della lettura e della scrittura. La grafica è un po’ macchinosa ma con la pratica ho scoperto che riserva grandi opportunità.

Grazie

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