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Intervista a Barbara Bolzan, scrittrice ed attrice

Intervista a Barbara Bolzan

Nella nostra rubrica, oggi conosciamo un’artista poliedrica, la quale ha unito i suoi vissuti e le sue espressioni artistiche, accomunandole a due mondi affascinanti da sempre: il teatro e la scrittura, è qui con noi l’attrice, scrittrice, e non per ultimo poetessa, Barbara Bolzan

Intervista a cura di Monica Pasero

interviste@mebook.itwww.mebook.it

 

 

1) Barbara, fin dalla tenera età, intraprendi la strada teatrale, che ti porterà con il tempo a grandi soddisfazioni personali, tra tutte cito l’ interpretazione nel 1999 di Lady MacBeth nel film indipendente “Studio sul Mac Beth”. Cosa ti ha lasciato questa esperienza ?
È stata sicuramente un’esperienza meravigliosa. Avevo diciotto anni, mi stavo preparando per la maturità, quindi mi dividevo tra le interrogazioni, i compiti in classe, l’ansia per l’esame e le riprese. Gran parte delle scene in esterna sono state girate in primavera, e ricordo che spesso mi presentavo a scuola con il borsone contenente gli abiti di scena, perché al termine delle lezioni correvo a girare. È stato un onore interpretare il personaggio di Lady MacBeth, una donna con il volto d’angelo e la mente diabolica. Mi sono divertita a scoprire le sue profondità, le ragioni che la spingevano ad agire contro la morale.
Divertimento e passione: credo sia questa la vera molla dell’Arte, qualunque essa sia.

2) Poi, qualcosa dentro te cambia, esigenze nuove, forse voglia di cimentarsi in nuove sfide personali, tutto ciò ti porta a solcare un altro mondo artistico: il mondo della letteratura. Vuoi raccontarci in breve, come nasce questa tua  esigenza? Ricordi i tuoi primissimi versi?
Ho cominciato a scrivere intorno ai sedici anni, spinta da una sorta di necessità. Non ne potevo fare a meno. All’inizio, erano racconti e piccole poesie che nascevano dal quotidiano o dai libri che leggevo. Prendevo a soggetto personaggi storici o letterari e li rovesciavo, mettendo in luce le loro debolezze.
Ho iniziato in quel periodo ad inviare ad alcuni concorsi ciò che scrivevo. All’inizio, era solo un gioco, un momento di pausa e, come ho già detto prima, di divertimento. Col tempo, ho imparato ad affinarmi, a migliorare le tecniche di scrittura, ad andare oltre il semplice passatempo. E ho finito con l’innamorarmi delle parole e della loro forza espressiva.

3) Teatro e scrittura, si  accostano da sempre alla tua vita,tra le due  arti quale non ne puoi farne a meno?
Il teatro è stata un’esperienza bellissima, che oggi è purtroppo accantonata. Non per sempre, mi auguro. Solo: al momento. È della scrittura che non posso fare a meno. In realtà, però, queste due arti possono comunque tenersi per mano: quando si scrive, si interpreta sempre una parte, svariate parti, se si vuole davvero essere credibili. Ritengo quindi che teatro e scrittura continuino a procedere di pari passo, da qualche parte dentro di me. Si aiutano a vicenda per dare forma a ciò che voglio raccontare, al fine di arrivare al cuore dei lettori.

4) Nel 2004 pubblichi il tuo primo libro di grande valore sociale “Sulle Scale” pubblicato da AICE ( associazione italiana contro l’epilessia ) due parole su questa tua opera meritevole di attenzione.
La pubblicazione di Sulle Scale è stata una sorpresa. Il volume tratta di un argomento difficile e spinoso: la scoperta e l’accettazione di una malattia come l’epilessia, ancora oggi stigmatizzata e additata: malattia sulla quale non esiste vera informazione ma, al contrario, un conclave di pregiudizi pesanti come macigni. Con quel testo, volevo donare speranza a chi combatteva ogni giorno con quella patologia, volevo dire loro che la vergogna non ha diritto di esistere, che alzare la testa come chiunque altro poteva essere possibile.
Il messaggio è arrivato. Il libro è stato pubblicato nel 2004 ed è uscito con la prefazione di un filologo italianista membro dell’Accademia dei Lincei, il Chiarissimo Professor Ezio Raimondi, unitamente a una parte di postilla firmata da Giovanni Battista Pesce, allora presidente dell’AICE (Associazione Italiana contro l’Epilessia) e dal dottor Emilio Perucca, neurologo epilettologo dell’università di Padova.
Insieme a loro, ho presentato Sulle Scale nel corso del convegno internazionale di epilettologia che, quell’anno, si teneva all’università Statale di Milano. Da lì, il libro ha preso il volo, ed è arrivato esattamente dove avevo desiderato che arrivasse: ai pazienti e alle loro famiglie.
La copertina è verde. Il colore della speranza. Sono felicissima di averlo scritto. Non è stato semplice, ma il sorriso sui volti di coloro che lo hanno letto ha saputo ripagarmi di tutti i dubbi che avevo nel corso della stesura!

5) Anche il tuo secondo romanzo “Il sasso nello stagno”, vincitore  del “Premio Internazionale Interrete”, affronta  tematiche importanti, come  in questo caso il difficile rapporto tra padre e figlia:  Qual è il messaggio che si evince nel tuo scritto?
Il sasso nello stagno nasce come piccolo divertissement letterario, una sorta di -passami il termine- storia a fumetti della filologia. È una scienza ostica e certosina, ma a me sembrava anche terribilmente stimolante. Una sfida. E io adoro le sfide!
Ho provato ad immaginarmi la vita sotto forma di stemma. È così che è nata Beatrice, la mia protagonista: una ragazza incredibilmente dotata, molto intelligente, ma totalmente incapace di reggere un confronto col padre, un docente universitario importante e rinomato, uno di quei nomi che ogni due per tre finiscono sui giornali.
Ho detto incapace di reggere un confronto col padre? È limitativo! Beatrice crolla dinanzi ad ogni rapporto umani che vada appena poco oltre il buongiorno che scambia coi vicini di casa. Per lei, inadatta socialmente, l’unica via di scampo è la razionalizzazione dell’esistenza. Per farlo, utilizza l’unica strada che conosce, quella filologica. Peccato però che gli esseri umani non siano soggetti a regole e schemi; peccato che non sempre dopo A venga B, e dopo B venga C.
Soprattutto, tra le tante variabili che sceglie di ignorare, volta le spalle (o almeno, cerca di farlo) a quella più importante: l’amore. L’amore nei confronti della propria famiglia… e l’Amore, quello vero, con la A maiuscola.

6) Nel 2011  viene alla luce  un tuo nuovo romanzo di genere thriller “Requiem in re minore”, finalista al Premio Alabarda d’oro-città di Trieste e presentato nel 2012 nel corso della serata conclusiva del Festival di Sanremo (Casa Sanremo Writers, presso il Palafiori).  Il ricordo più bello?
Il ricordo più bello forse esula dalla cerimonia di Casa Sanremo, anche se ovviamente è stata una grande soddisfazione. Conservo immagini meravigliose che riguardano tutto il processo di stesura di Requiem, i viaggi intrapresi per riuscire a descrivere i fatti e le piccole avventure che hanno costellato la scrittura del thriller. Basandosi su un fatto di cronaca realmente accaduto (il furto dal Munch Museet di Oslo delle tele Urlo e Madonna, risalente al 2004), ho voluto recarmi sul posto per parlare con coloro che avevano assistito al colpo, per muovermi per i corridoi e le sale del Museo, conoscere la capitale norvegese e… Insomma: per donare, se non realtà, almeno realismo a ciò che stavo scrivendo.

7) “Rya -la figlia del Temarin”, edito da Butterfly Edizioni  è  il tuo  ultimo nato, vuoi parlarcene?
Rya è l’ultimo volume pubblicato, questa volta con la meravigliosa Butterfly Edizioni, una Casa Editrice giovane e dinamica realmente eccezionale. In linea di tempo, a dirla tutta, Rya è il primo nato: una delle mie prime esperienze col mondo della narrazione. Rya aveva visto la luce tanti anni fa, quando era solo un racconto. Col tempo, da semplice racconto è diventato sempre più corposo, grazie alle tantissime letture e ricerche che ne hanno accompagnato la stesura.
All’inizio era solo una favola -una principessa, un castello, un fine non proprio lieto ma comunque “di genere”-. Pian piano, ha acquistato corpo e spessore, addirittura profondità. Della favola pura e semplice, ormai ha molto poco. È il primo volume di una saga, e nel corso della storia saranno molti gli stravolgimenti che cambieranno il carattere e le ferree convinzioni della mia protagonista. Se non fosse perché ho volutamente togliere ogni riferimento storiografico e donare nomi di fantasia a personaggi e luoghi, potrei definirlo un romanzo storico. E di formazione.
È la storia di come un errore può mutare un’esistenza, di come i sogni sappiano mistificare la realtà tanto da indorarla… per poi scoprire, alla prima pioggia, che sotto tutta quella doratura in realtà non c’è che fango. E che dal fango, chissà, forse si può partire per costruire comunque qualcosa.
Per chi fosse interessato, e per chi abbia ovviamente la possibilità di raggiungermi, posso dire che Rya - La figlia di Temarin sarà presentato sabato 22 marzo, alle ore 17.00, presso “La Libreria di Desio” (via Garibaldi 34 - Desio, MB).
A breve saranno rese note le prossime date e location. Un’anticipazione? Il 16 aprile, sempre alle 17:00, sarò ospitata al Lucignolo Café (piazza Togliatti, Brugherio, MI). E a fine maggio Rya parlerà di sé (pardon: io parlerò di lei, del libro… o sarà davvero lei a prendere la parola? Chissà…) al Pandino Book Festival. Vi aspetto!

8) Chi è Barbara Bolzan nella vita di tutti i giorni?
Ti rispondo d’istinto: una mamma. Una neo-mamma, per la precisione, che cerca di dividersi tra le sue grandi passioni (la lettura, prima di tutto; la scrittura, secondariamente) e la crescita di una splendida signorina di undici mesi. Il mio tempo appartiene a mia figlia, ormai, e ne sono più che felice. Stiamo imparando a conoscere e concederci nuove priorità, procediamo insieme. Due ragazze alla riscossa!

9) Progetti futuri?
A breve, sempre per la Butterfly Edizioni, uscirà L’età più bella, una sorta di rivisitazione di Sulle Scale.
Sulle Scale è stato scritto quando ero davvero molto giovane e, per quante soddisfazioni abbia saputo regalarmi, ho sempre reputato fosse un testo che necessitava di una mia crescita ulteriore per essere stravolto e reso un vero romanzo. Oggi, penso di esserci riuscita.
Non è stato semplice scrivere L’età più bella. Anzi. Si è trattata di una strada tutta in salita, irta di difficoltà, corredata dai classici “non ce la posso fare” che hanno accompagnato tante notti in bianco.
Oggi, però, sono fiera di non aver lasciato perdere. La speranza permea molte pagine di questo libro. E vorrei, ancora una volta, che possa essere un dono a chi di speranza ne ha poca.
Per quanto riguarda invece la saga di Rya, posso dire che il secondo volume è già stato terminato. La storia si complica, gente!, i guai e le avventure che avete trovato in La figlia di Temarin erano solo l’inizio. Questo è fango vero, quello che nessuna acqua può lavare! A meno che…

10) Una motivazione per iscriversi a Mebook, la tua esperienza?
L’esperienza è stata più che positiva, e sono sicura che saprà stupirmi, migliorando ancora! È un social nuovo, fatto su misura per chi condivide la passione per la letteratura, la scrittura, la lettura. Per chi si nutre di parole, insomma. Complimentissimi a voi tutti, quindi. Bravi. Davvero! E vorrei anche ringraziarvi, perché ci accompagnate in questa nostra avventura fatta di sogni, promesse, delusioni, felicità… e parole!

 Il profilo di Barbara Bolzan su MeBook! http://www.mebook.it/profile/barbarabolzan