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CONSIGLI ALLO SCRITTORE - VERSO LA STESURA DI UN TESTO

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a cura di Ornella Calcagnile

ARTICOLO 1 - VERSO LA STESURA DI UN TESTO

Salve a tutti, questo è il primo di alcuni articoli che vorrei consideraste come chiacchierate amichevoli sull’universo editoriale. Ho imparato da sola quello che c’era da sapere sul mondo della scrittura, partendo praticamente da zero. Sul mio cammino ho trovato colleghi esordienti ben disposti ad aiutarmi, ma anche altri che hanno snobbato le mie domande. Non sono un’esperta e sicuramente ho ancora molto da imparare ma quello che ho appreso voglio condividerlo con chi è alle prime armi, così come lo ero io un tempo.

Penso che i giovani autori debbano sostenersi e far capire alle Case Editrici che non occorre importare romanzi e saghe dall’estero, perché anche nel nostro paese abbiamo belle mani armate di penna e tastiera.

Se siete curiosi di leggere quello che ho da dire, mettetevi comodi.

Il primo passo ovviamente è il testo.

Ho l’idea per una storia, può bastare? Non proprio.

Hai in progetto un romanzo o un racconto? Hai abbastanza materiale? Sai di cosa stai parlando? Lo hai esposto in modo adeguato?

Prima di tutto una piccola distinzione tra racconto e romanzo in termini di lunghezza. Il racconto arriva a un massimo orientativo di 50 pagine in A5 (formato libro), mentre dalle 150 pagine in A5 si inizia a parlare di romanzo. Solitamente trovate il termine cartella nei siti degli editori, una cartella è 1800 battute spazi inclusi. La via di mezzo tra racconto e romanzo è da considerarsi romanzo breve o racconto lungo. In ogni caso, non ci sono regole fisse se non quelle imposte dal concorso o dall’editore di turno.

Per la scrittura vi sono due approcci: impulsivo e meticoloso.

L’impulsivo scrive di getto, è istintivo, segue il flusso di idee, ed è giusto così ma poi deve analizzare lo scritto perché questa prima bozza è solo lo scheletro dell’opera finale e una volta terminato dovrà essere “rimpolpato”: descrizioni di luoghi, personaggi, sensazioni, dialoghi e ricerca. Perché anche la ricerca è importante!

Dove avvistate una lacuna, una mancata spiegazione, aggiungetela perché è importante dare un’idea del contesto e creare immagini nella mente del lettore. Se siete tipi meno descrittivi, allora meglio dare forza a dialoghi, azioni e sensazioni.

Il meticoloso ha idee chiare e procede nella stesura con calma, elaborando già il testo con cura e nei dettagli, ma ciò non toglie che si debba rileggere e correggere il testo una volta terminata la scrittura.

Non c’è un approccio corretto ma entrambi sono solo l’inizio di un lungo lavoro.

Basi di lingua italiana? Non solo.

Inutile raccomandare di stare attenti a verbi, ripetizioni e refusi, credo che questo sia palese, ma per rinfrescare alcuni concetti, potete cercare manuali gratuiti su amazon. 

Non starò qui a ripetervi le basi della nostra grammatica, ma mi soffermerò su questioni che a volte sono trascurate.

Discorso diretto.

Per il discorso diretto potete usare virgolette basse  (« ») virgolette alte (“ ”) e trattini  (—), che al contrario delle virgolette non vanno chiusi e non vanno confusi con i trattini per le parole composte (-). Attenzione a non usare maggiore e minore (< >).

La scelta è personale, io ad esempio preferisco le virgolette basse. Le alte le utilizzo per l’ironia.

Tenete conto che alcune Case Editrici potrebbero avere richieste specifiche.

La punteggiatura nel discorso diretto. Molto praticamente, vi consiglio di dare un’occhiata ai libri letti per avere idea di come utilizzare la punteggiatura. Ogni casa editrice ha un proprio metodo ma, intanto, noi scrittori dobbiamo dare un’impronta uniforme al nostro testo, utilizzando sempre lo stesso metodo di punteggiatura che si divide in interna ed esterna ai dialoghi.

«Ciao». (Punteggiatura esterna)

«Ciao.» (Punteggiatura interna)

Dopo una battuta a volte è posta anche una virgola, il suo uso è facoltativo e serve a creare più distacco tra il discorso diretto e il resto della frase.

«Ciao!», esclamò.

In ultimo, quando scrivete un discorso diretto e volete spezzare una battuta nel mezzo, state attenti alla punteggiatura e al maiuscolo.

Se la prima parte del discorso termina con un segno d’interpunzione (. ? !) , la seguente parte dovrà iniziare con la lettera maiuscola.

«Ciao!» esclamò «Da quanto tempo.»

Al contrario, se la prima battuta è lasciata aperta, la seconda dovrà iniziare con la minuscola.

«Ciao» disse «da quanto tempo.»

Punteggiatura, maiuscolo, corsivo e grassetto in generale.

Si usa un solo punto esclamativo (!) e un solo punto interrogativo (?) e non si utilizzano insieme (?!)perché non stiamo scrivendo un fumetto.

I puntini sospensivi sono tre ()né più né meno.

Non si usano né parole interamente in maiuscoloné un numero spropositato di punti esclamativi (!!!!!).

Per indicare un personaggio che urla, si adoperano le parole.

«Scappa!», urlò con tutto il fiato che aveva in corpo.

Il corsivo si può usare per evidenziare: citazioni, pensieri, testi letti dai personaggi, etc.

Il grassetto nei romanzi lo avete mai visto? Salvo eccezioni particolari per esigenze grafiche o in saggi e manuali, il grassetto non si usa.

Queste sono piccole annotazioni che vi eviteranno di correggere tutta la punteggiatura quando ormai è troppo tardi.

D eufonica e accento sulla E maiuscola

Ecco la famosa questione della d eufonica, cioè di quella d che viene aggiunta alla preposizione a e alla congiunzione e trasformandole quando sono seguite da un termine che inizia per vocale. Fino ad alcuni anni fa questo utilizzo di ad e ed era accettato e supportato, attualmente però la d eufonica si accetta solo quando la parola che segue la preposizione o la congiunzione comincia con la stessa vocale.

Fa eccezione solo il connubio “ad esempio” che non si trasforma in “a esempio”. Tuttavia l’utilizzo della d eufonica non è da considerarsi un errore, ma i giornali e gli editori preferiscono usarla il minimo. Senza contare i lettori/scrittori pignoli che come avvistano una d eufonica gridano allo scandalo! Quindi evitatela per accontentare tutti.

Mentre la d eufonica non è considerata un vero e proprio errore ma quasi una finezza, o un richiamo al passato della lingua italiana in continuo movimento, la e maiuscola apostrofata (E’) invece della e maiuscola accentata (È) è un errore, ed è odiato quanto la d eufonica.

Per scrivere è utile leggere. Banalità? Forse, ma di certo aiuta.

Io ho imparato a descrivere meglio leggendo.

Addirittura segnavo con una matita i passaggi interessanti. Lo so, è grave sottolineare su un libro, ma era un’antologia trovata in offerta proprio sul genere che mi interessava, e vedere all’opera diversi autori sullo stesso tema mi ha offerto un’ampia visuale sui modi di scrivere e di descrivere. Possono esserci tante forme per esporre un concetto, da quella più semplice e diretta a quella più simbolica possibile. Tutto sta nell’individuare il nostro stile e migliorarlo. 

Vi sembreranno sciocchezze, ma io leggo soprattutto esordienti e auto-pubblicati, e posso affermare che queste “piccole norme”  non sono sempre seguite.

Spero che la chiacchierata vi sia piaciuta, alla prossima e buona scrittura.

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