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INTERVISTA A FRANCESCA RUSSO, scrittrice: Revision

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A cura di Maurizio Caruso

Inizialmente dedita ad attività di recupero crediti, una volta divenuta madre di due bambini, la napoletana Francesca Russo comincia ad interessarsi ai problemi d'alimentazione divenendo una “shopping sitter”. La sua prima pubblicazione “Il cervello nel carrello” è una sorta di saggio-vademecum sulla salutare possibilità di evitare certi prodotti nocivi al nostro organismo.

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Benvenuta Francesca. Quali sono state le circostanze socio-culturali che ti hanno spinta ad interessarti al benessere alimentare? Descrivici brevemente il tuo iter prima della pubblicazione de “Il cervello nel carrello”...
(F.R.) Salve a tutti. Io non sono né un medico, né un nutrizionista, né un tecnologo alimentare. Sono una mamma, laureata in Giurisprudenza, a cui, guardando tutti quei carrelli pieni di falsi cibi, spesso destinati proprio ai bambini, si è acceso ad un certo punto un campanello di allarme. E così, con la nascita del mio primo bambino, ho cominciato ad interessarmi sempre più all’argomento “salute”, analizzando tutti quei mezzi, sia pratici che legali, atti a tutelarla. Purtroppo, al giorno d’oggi, non è semplice orientarsi nella giungla del “cibo spazzatura”, per cui ho eleborato una sorta di guida che potesse tornare utile a tutti anche per districarsi nel mondo delle etichette alimentari. Perchè è importante che ognuno di noi abbia a disposizione dei parametri per valutare consapevolmente cosa scegliere di mangiare.

Nel periodo sociale in cui viviamo il pericolo di contrarre malattie infettive attraverso l'ingestione di prodotti alterati e nocivi è alto. Cosa pensi delle colture alternative, tipo quelle biologiche che si distanziano da quelle industriali e di massa? Ultimamente qualche testata televisiva ha documentato un uso improprio di sostanze anche in questo tipo di cibi...Insomma ci dobbiamo guardare sempre e comunque...
(F.R.) Quanto al primo punto, non dimentichiamo che il fenomeno dei prodotti di importazione assume connotazioni complesse, e non è raro che arrivino in Italia cibi impregnati di pesticidi o fertilizzanti da noi nemmeno consentiti per legge. Paradossalmente, però, nonostante l’argomento venga trattato anche da testate giornalistiche e televisive, è ancora il prezzo a dettare legge; e così, l’impiego di materie prime a basso costo, spesso di proveninza dubbia, gioca un ruolo rilevante sull’offerta di mercato. Ancora non si riesce a far comprendere a molti che mangiare sano non è un lusso per pochi!! Come spesso ripeto nel mio libro, almeno per ulcuni prodotti sarebbe semplicemente preferibile orientarsi verso quelli più di nicchia, in quanto spesso la forte domanda rivolta ai grandi marchi agro-alimentari determina l’impiego di tecniche invasive alla fonte (vedi allevamenti polli in gabbia, mungitura meccanizzata…), che alterano inevitabilmente la qualità del prodotto finale.Da qualche anno si sta assistendo poi alla riscoperta della biodiversità, come nel caso dei grani antichi, macinati a pietra, e per questo inalterati e molto più digeribili, e delle farine integrali di farro, ceci o avena. Purtroppo quando parliamo di farine poco raffinate, capita di incappare in prodotti dalle diciture truffaldine o quanto meno dubbie, come nel caso dei “finti integrali” , ottenuti da farine “00” con l’aggiunta di crusca rimacinata (e dunque anch’essa raffinata!!). E’ quindi fondamentare leggere sempre attentamente le etichette, e non lasciarsi abbindolare da messaggi pubblicitari o packaging invitanti. E quanto ai prodotti bio, impariamo a diffidare di quelli che riportano una generica dicitura “bio”, senza cioè che in etichetta siano riportati il nome del venditore, quello del prodotto con riferimento al metodo di produzione biologico impiegato, il codice identificativo dell’organo di controllo, il codice numerico che in Italia viene attribuito dal Ministero delle Politiche Agricole e il logo europeo (foglia formata da stelline bianche su fondo verde). Quindi…occhio sempre all’etichetta!

Quali sono le caratteristiche editoriali del self-publishing che ti hanno maggiormente aiutato a divulgare il tuo messaggio? Cosa pensi dell'editoria a pagamento?
(F.R.) Indubbi sono i vantaggi anche economici del self-publishing, ma vuoi mettere la soddisfazione di essere anche editore di se stessi? E, senza peccare di presunzione, credo che autopubblicarsi sia comunque un lavoro impegnativo, che spazi dalla grafica, all’impaginazione, fino ad arrivare a tutta la parte relativa alla pubblicizzazione dell’opera. Da non sottovalutare poi la visibilità offerta dalle piattaforme del self-pubblishing: nel caso mio, il libro è in vendita su 50 librerie online nazionali ed internazionali, con possibilità di essere tradotto in varie lingue.

Una volta, per fare un esempio, non esistevano in commercio tutte questi tipi di farine targate con vari numeri come non esistevano tutti questi programmi televisivi che si occupavano e pubblicizzavano questi prodotti. Come spieghi la diffusione culturale di questo cambiamento?
(F.R.) Forse sta crescendo, e me lo auguro, la voglia di decidere consapevolmente e in maniera ragionata cosa portare in tavola. Quello delle farine è soltanto un esempio (si pensi alla diversificazione del latte, dei grassi vegetali, dei dolcificanti, del riso…) di come il mercato stia cambiando. Qualcuno ad un certo punto deve aver capito che né i ritmi frenetici della vita moderna, né alcuna altra logica utilitaristica possano rappresentare una valida giustificazione per trascurare la nostra salute. Perché, per dirla alla Feuerbach, “noi siamo ciò che mangiamo”!

Questo tuo primo saggio ti porterà ad affrontare altre problematiche sociali. Per il tuo futuro pensi di orientarti su altre pubblicazioni di saggistica?
(F.R.)Sì, sto già lavorando ad una altro tema che mi sta molto a cuore: rendere salutare gli ambienti domestici adottando piccoli accorgimenti e astuzie. Il mio sogno nel cassetto resta però quello di trattare in maniera semplice, alla portata anche dei bambini, le eccellenze alimentari della mia terra (ben 25!!), la Campania, da troppi anni mortificata e identificata soltanto con la “Terra dei fuochi”. La disinformazione mediatica e l’ipocrisia hanno purtroppo creato, e continuano a creare, soltanto confusione nel consumatore, perchè generalizzando in maniera superficiale e confusa si finisce per denigrare indistintamente tutti i prodotti campani. Mi piacerebbe che il consumatore italiano aprisse finalmente gli occhi, e imparasse che la Campania non è solo “Terra dei Fuochi”, in quanto i comuni incriminati sono solo il 10 % circa; il problema esiste ed è gravissimo, più di quanto si racconti. Non sono soltanto creazioni cinematografiche le pesche o le zucche deformi e maleodoranti, ma la Campania Felix esiste ancora, e ci sono tanti prodotti sani, controllati e buoni che aspettano di tornare sulle tavole dei consumatori! ;-)

Cosa pensi di Mebook?
(F.R.) Mebook mi sta dando la possibilità di farmi conoscere come scrittrice e come persona, grazie anche ad una bacheca intuitiva e di semplice utilizzo dove poter condividere informazioni, post foto e quant’altro. E’ una vetrina sul mondo dei neo-scrittori e non, sui concorsi letterari, i contest…insomma, un social network nuovo, utile e divertente. Lo consiglio vivamente ai “colleghi” scrittori che non abbiano ancora avuto modo di provarla! ;-)

Grazie per la tua intervista Francesca e buon lavoro!
Leggi anche la recensione del saggio "Il cervello nel carrello"