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IL MALE DI VIVERE

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La vita è bella”, recitava Benigni nel film che gli è valso l’Oscar qualche anno fa. Ma nella realtà è davvero così? Se si guarda al ciclo di una giornata, c’è sempre l’alba dopo il tramonto, così come le quattro stagioni che si susseguono l’una all'altra nell'infinito divenire delle cose, perché l’inizio e la fine sono intervalli ambivalenti, tutto si ripete e si rinnova e niente finisce per sempre.
 
Basterebbe partire da queste semplici considerazioni per ricavare forza reattiva ai dispiaceri e alle sofferenze che si avvertono ogni giorno e che fanno più male del dolore fisico.
 
Eppure c’è sempre un bastardo pronto a rovinarti la “festa”, a colpirti quando stai per rialzarti e a intrufolarsi nella tua mente e nella tua anima fino a divenire “invisibile”. Quando pensi di averlo definitivamente allontanato da te, ti accorgi che è ancora molto presente, soprattutto quando devi fare delle scelte, e quella più importante è proprio la scelta di vivere.
 
Sta suscitando scalpore in questi giorni la vicenda di Laura, giovane belga di ventiquattro anni che ha chiesto ai medici l’eutanasia per porre fine alla sua depressione, male che per lei è divenuto incurabile. “La morte è percepita da me non come una scelta. Se potessi scegliere, vorrei una vita sopportabile, ma ho provato di tutto e non ha avuto successo”. In Belgio la legislazione consente ai medici di praticare l’eutanasia a richiesta del paziente quando non c’è più alcuna speranza di guarigione...
(http://vittorianoborrelli.blogspot.it/2015/07/il-male-di-vivere.html)