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NON TI VEDO PIÙ

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Occhio non vedecuore non duole. Quando finisce una storia la medicina più efficace è quella di darsela a gambe perché in amore, anche se è banale dirlo, vince sempre chi fugge.
 
C’è chi invece si ostina a tenere a galla un rapporto di coppia che fa acqua da tutte le parti, forse per spirito masochista, per pigrizia, per non procurare sofferenza all'altro, per i figli o in nome di una famiglia che si vuole per forza tenere unita ma che invece è solo un tassello del mondo delle apparenze.
 
In tutti questi casi uno degli effetti più negativi e deleteri è l’annullamento di se stessi, la rinuncia a vivere una vita diversa perché così è scritto in un destino che si ritiene ineluttabile o che addirittura si pensa di meritare: ecco il masochismo latente o evidente che non è mai spontaneo ma figlio del proprio “curriculum vitae” travagliato e difficile.
 
Ne “La prossima vita” scrivo: “Si sa che il matrimonio è un’istituzione basata su determinati valori, come la fedeltà, la comprensione, il reciproco aiuto e la famiglia, che richiedono comportamenti non individualizzati ma protesi verso un bene comune accettato e condiviso. Invece tra me e Cinzia si stava verificando esattamente il contrario: le azioni e le aspirazioni dell’uno non trovavano più corrispondenza nelle azioni e nelle aspirazioni dell’altro. E così il matrimonio considerato come un contratto in cui ciascuno si impegna a concedere quello che è disposto a dare e a ricevere, veniva, nel nostro caso, ampiamente disatteso.