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IL VENTO E LA POLVERE

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Le strade si popolano di venditori ambulanti che mostrano in bella vista mazzi di crisantemi, gladioli od orchidee per omaggiare la commemorazione dei defunti. L’odore dei lumini aleggia nell'aria e si fa più intenso non appena si varca la soglia del cimitero per imboccare vialetti dai percorsi definiti che si conoscono a memoria.
 
Entro compunto e silenzioso nel giardino dei ricordi mescolandomi fra i tanti visitatori che come l’altro anno sembrano aver conservato lo stesso sguardo di malinconica riverenza, pronti anche stavolta a rendere gli onori ai propri cari secondo un vecchio copione tramandato dal tempo.
 
Vado da mia madre. Sulla lapide sono incise le parole della canzone che avevo scritto per lei e che di tanto in tanto le facevo ascoltare tra una pausa di studio e l’altra:
 
Mia madre ha gli occhi bagnati da un’eternità
e gli anni che sono passati son pieni di semplicità
E chiacchiera con una vicina
La senti cantare canzoni di ieri in cucina …”
 
Accanto a me una signora rivolge al suo caro estinto una preghiera tenendo tra le mani un rosario.
 
Mi vengono in mente gli anni trascorsi a Napoli. Lì la commemorazione dei defunti è qualcosa che va al di là del suo significato religioso...