Mebook! Social Network!
Accedi

Navigazione


The Funny Farm 07

Il primo caffè alle cinque e trenta del mattino sapeva di topo bollito, nulla contro i topi ma questo era… dormo poco e male, magari dormirò un po’ il pomeriggio alla fine del viaggio forse, certo, certissimo anzi… probabile e magari no, infinite cose da fare e così poco tempo. È molto tempo che non provi più a programmare cose e fatti ed eventi… ergo… me ne stracatafotto allegramente.

Sono stato bene, sono stato male, non avevo voglia di fare, era forse solo una questione di dare e per questo il soggiorno è stato più lungo del previsto, per questo mi ha trovato e colpito e rapito ed abbattuto di sorpresa e mai… mai una volta io mi son reso conto di dovermene. Adesso per quel che tu possa pensare, le cicatrici… non ve ne sono di nuove, lo vedi che sono ormai bianche, arate dal tempo, la pelle circostante vi convive, certo restano ma non se ne sono aggiunte di nuove, consulta pure il referto del cazzo. Non posso certo dirti di consigliare a chiunque il soggiorno da me speso in cotale residenza, certo… dopo il primo mese i giorni che li conti a fare, dopo la prima ora se già in alto mare e contare i secondi o i minuti è solo un modo di precipitare in modo più efficiente. Ma stai leggendo ancora il referto? Cazzo, te l’ho detto… sono pulito, ho solo fumato in misura maggiore e bevuto in modo davvero oltraggioso. Preferivi fossi rimasto a letto per il lattuccio? Al momento dovrebbero, potrebbero darmi problemi i polmoni ed il fegato del cazzo o il cazzo del fegato, non so mai quale sia d’uopo tra le due espressioni. Dopo un po’ la tosse scompare e a dirtela tutta, ti conto la mezza messa ovviamente, non ho mai perso lucidità perché penso che solo rimanendo lucidi si possa davvero comprendere il senso profondo della propria disperazione.

I could get used but… I’d rather not, I mean… it was 45 past midnight, un orario del cazzo se lo dici a me, (she) took my bike, fog all around, almost no grip due to the rain and yet I/She was speeding and riding up with the devil, it was a nice race anyway, we gambled for a soul, l’anima ma chi la tiene la mia? Già… supponevo fosse una questione di dadi e di cerchi e poi dell’aspetto trascendente e dell’implicazione possibile, I won, so I guess technically I kept mine intact until next time of course. Lo sai che hai del fegato e del pancreas a mostrare la tua faccia in giro? I know the devil is always ready to get into a new game so and until next time he could really apply and fill those white forms for unemployed folx. Non ho voglia di spiegartelo per filo e per segno, solo ad un certo punto (COME ORA) alcune cose che ti racconto dovresti semplicemente accettarle, cazzo… io potrei spiegartelo e tu comunque non capiresti, io impiegherei del tempo e tu lo sprecheresti e quindi non sarebbe meglio indugiare altrove in altro invece di spaccarmi costì i testicoli in quattro? Per la cronaca il secondo ed il terzo caffè erano succo di armadillo, nulla contro la bestia in questione ma di questo sapevano.

Con il tempo ho imparato ad affezionarmi ad alcuni periodi dell’anno e ad odiarne altri perché in fondo sono le situazioni ad essi collegati ad influenzarne il gradimento, il tempo e il decadimento. Sprofondo. La sai una cosa brutta? Non avrei mai pensato di tornarci così presto e certo non è stato un fulmine a ciel sereno, le premesse erano tutte lì/qui sotto il tappeto e la cenere del camino, dietro la porta dello sgabuzzino, sotto il letto a covare invidia e preconcetto, tra le mie dita a scavare sempre con il medesimo intento, nella mia testa lontano a vagare e giorno dopo giorno perché più in là io non riesco più ad andare. Ho scritto sui muri della mia camera perché durante la mia permanenza i bastardi si son presi la mia matita preferita, allora ho staccato una zampa dalla branda e con quella ho inciso il muro fradicio… già, questa è una cosa strana, non ti fanno camminare perché sei sempre su di un ausilio a quattro ruote piccole o grandi ma dipende dai momenti, hai un cesso che sembra un hangar stilizzato a reggia, cucina per come ti pare e poi il vero cesso risulta la stanza nella quale devi/dovresti/vorresti stare e non hai che la branda e nemmeno un po’ di carta e una penna per mettere giù allegre note e suonare sino alla sera ciò che in testa ti passa e ti spella. Agitarsi intorno alle sbarre non fa poi molta differenza perché sono stato io volerci tornare, non consciamente e questo credo sia probabile ma di fatto non ricordo esattamente se abbia calpestato il vialetto o scorticato i gerani, se abbia dinoccolato sui ciottoli d’ingresso o mi sia trascinato per la lingua da solo dentro, non ricordo se mi siano venuti a tirare e non ricordo nemmeno quel giorno che osservando il mare… per un attimo, un tempo infinito lei mi disse che un nome l’avesse scelto.

Un tempo avrei preso la strada in discesa, diretta a Terminopoli, un tempo non me ne sarei curato. A tratti risulta(va) comunque spiacevole, non si ricava sollievo dall’uso improprio, dal trascorrere inesorabile del tempo, dalla doppia crema nella tripla farcitura, da una ferita che si rimargini troppo presto, da un errore compiuto in fretta e senza conseguenze e passato in cavalleria becera. È come proseguire ed emeticamente andare, mandare via tutto ciò che è dentro, tutto ciò che non mi appartiene, che non appartiene al mio interno pur essendovici. Che tu ci creda o no sono perseguitato dal mio grasso, nasce in forma amorfa ogni volta che abbasso la guardia, si materializza e mi strozza, quasi volesse cacciarmi fuori dallo stomaco ogni fottuta verdura. Io vedo quello che devo vedere e gli altri solo quello che possano vedere, io so e loro invece non sanno un cazzo ed è quasi un circo vizioso dove le gabbie sono fuori e i veri animali scorrazzano allegramente sulla statale e le persone normali ci finiscono sotto perché ad un certo punto non c’è molto da fare… se io avessi una soluzione? Sì che ce l’ho ma non ti piacerebbe ascoltarla.

Non è stata colpa mia. Non è stata colpa mia, i muri vengono imbrattati perché non si possono più usare le mani per una sana e duratura educazione, gli omicidi sulle strade perché c’è chi non sa guidare e non ha nemmeno preso la patente con i punti del Dixan, si è semplicemente messo al posto di guida di una cazzo di auto e poi decide di andare avanti (stra)catafottendosene altamente dell’universo creato. Le frane vengono giù per via dell’eterno dissesto idrogeologico, devo dire un’opera di maestro fino, le case e le strade si sbriciolano perché sono costruite volutamente a cazzo, i servizi non funzionano perché semplicemente non siamo in grado di farli andare, i meteoriti accadono come la morte ed il Natale e non c’è da discutere è un fottuto dato di fatto. Non è stata colpa mia. Non è stata una mia idea quella di provare a spaccarmi le ossa, Ginger era lì, la Ginger del cazzo! Mi ha dato lei il widget adatto, senza budget ma era pur sempre un fottutissimo gadget ed è stata lei a darmi la spinta, diciamo così, ma non è stata colpa mia, quella sera o quella notte come ti pare, non avevo mica dormito e, per lo più al mattino o pseudo tale, non ho voglia di proferir parola alcuna, questa è una cosa che mi ha sempre caratterizzato, al mattino non sono loquace. Devo abituarmi al giorno, devo farmene una ragione e durante questo seppur breve lasso di tempo rimango mutangolo, fottutamente scontroso ed insofferente. Poi mi passa certo, ma è così ogni volta. Oggi è venerdì quello piovoso, come sempre del resto da che io abbia memoria, avrò voglia di dimenticare più tardi e sfondarmi il fegato… appena terminato il consono viaggio, appena acceso il fuoco, appena chiuso la porta e lasciato fuori il resto del mondo. Ho un paio di bottiglie di quello buono, (mi) arriva da oltre oceano micacazzi, avrò voglia di farlo ma la sai una cosa brutta? Dopo tutto questo, dopo ogni aspetto, dopo di Lei, e dopo il resto e dopo credo che resterò assolutamente apatico senza far alcun che… leggerò ed ascolterò e forse visionerò ma il tempo passa e noi con esso e in fondo credo di star passando anche io. Ginger che mi dici? Ce la fai a seguire questa semplice regola? Che dici ce la fai? Sì? Sicura? Bene! Levati dai coglioni…

Tutto questo si trasforma lentamente ma inesorabilmente (proprio) in veleno e se gli si concede abbastanza tempo oltre a distillarne la causa arriverà a discernerne anche l’effetto. Essere di parte, essere per la bomba a frammentazione intelligente, per le pillole di gas venefico, per i carrarmati nucleari che macinino anime e cervelli, sono cose profondamente ineluttabili ma complesse ed io adoro le cose semplici! Linee bianche su macchie nere, lividi dolenti ma quasi invisibili ormai, ci son passato e i posti non li dimentico, sembra… sembrerebbe… potrebbe persino sembrati che io sia volubile ma cazzo, qui sei tu quella volatile, ed è per questo che probabilmente ancora questa interazione di massimali minimi sussulti si protragga ancora a distanza di tutta questa pelle e nonostante il flusso dinamico-temporale o come cazzosichiama in me. Questo mi consuma, tutto questo a volte mi prosciuga ma se un tempo la mia semplice e disarmante logica avesse optato per una rotta al niente, credimi adesso… con sovrumano intento e furiossissima pazienza cerco di mantenermi stabile e lontano, lontano e stabile, fottutamente lontano fottutamente stabile e e e cazzo! Anche equilibrato! A prova di vita insomma…

Ginger, cazzo! Scusa Ginger, dannata Ginger, scusascusascusascusa grande piccola Ginger, Super Ginger, non ti devi levare dai coglioni… puoi restare, andarevenirecomecazzotipare, non levarti dai coglioni non è quello che intendessi, non è quello che voglio ma tu… provaci no? (non a levarti dai coglioni ripeto!) Almeno una volta… provaci e sbattiti per me come io abitualmente per te mi sbatto e mi spacco, non chiedo molto in verità, non chiedo il tuo braccio, solo dammi una mano quando ti accorgi che ne possa aver bisogno, almeno provaci almeno… magari poi io non ti chiederò aiuto ma tu provaci, ti costa tanto? Ce la fai? Credi di poterne essere all’altezza? Sei sicura? Sì? Bene!

Mary è venuta a trovarmi, la prima sera, questo lo ricordo, mi ha dato tutto l’occorrente per tirarmi fuori da questo posto. Io non lo nego, per un attimo ma proprio una frazione di tempo ignobile, ci ho pensato a prendere in considerazione il suo piano ancestrale ma così agendo avrei perso questo magnifico soggiorno, la cucina e vogliamo parlare del cesso? E non parlo di una latrina in mezzo al campo con la pala ed il secchio tra le trincee ricolme di liquami e sciami d tafani. Parlo di una fottuta sala da bagno completamente rivestita in marmo verde con un gran bel camino dove volendo mentre disbrighi le normali operazioni, consone all’ambiente, potresti controllare l’arrosto di un vitello adeguatamente farcito. Parlo di una vasca nella quale farne altre due, luce a giorno, pomelleria e fregi di un certo livello e se ti annoi per andare dalla vasca alla tazza e dalla tazza alla vasca puoi prendere uno scooter elettrico, giusto per non danneggiare il fottuto strato di ozono. Mary lo sai che ti voglio… non bene… ma insomma essendoci un rapporto di un certo livello credo, e anche tu potrai confermarlo, che ci si conosca più che bene quindi non importa cosa io ti voglia o come ti voglia o quanto ti voglia o contro voglia, contava e conta e probabilmente conterà ancora la tua onnipresenza e il mio diporto, il tuo supporto, il mio trasporto sebbene questo a volte ho idea sia finalizzato a farmi il culo. Gli ultimi sette caffè li ho bevuti senza nemmeno percepirli… comincio a pensare di avere un problema di papille forse… o forse è solo che, in verità, da quando ho smesso di farmi di zucchero il mio senso del gusto è andato per peripatetiche.

Orbene se hai finito con il referto, te l’ho detto sono pulito, puoi contare le cicatrici, timbri il fottuto foglio di via e certifichi che per questa volta sono ancora adeguato a stare fuori. Ma certo… qui non mi sono certo annoiato, ho avuto modo e modo e modo e modo e modo (e modo e modo e modo) di pensare in lungo e in largo, a quanto fossi largo anche (e modo e modo e modo), a quanto fossi tremendamente fragile, a quanto fossi incapsulato come un becero osteosarcoma, sai di quelli bastardi che non guardano al tempo come una speranza ma guardano ad esso come ad una certezza di condanna. Al dunque ricordo persino l’infermiera che mi disse, Mai sentito parlare di cancro intelligente? Fa fuori solo i coglioni e quindi se fossi in te… io personalmente mi preoccuperei, mooooolto carino moooooooolto carino. Qualcuno è dovuto andare, qualcuno è rimasto con difficoltà, ma per chi è dovuto andare non posso non provare un senso di vuoto che nessuna bottiglia di pregiato bourbon potrà mai colmare e non parlo del mio secchio col ghiaccio pieno di cuore che galleggia in esso, parlo del senso di ineluttabilità che mi opprime ogni volta che questo accada anche se la mia testa parziale lavora discretamente bene ed è sempre la solita maschera che vedi all’esterno, qui niente, senti? Qui niente. Qui dentro non c’è più niente…