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Si cala il Sipario come Si cala la Corona

Si cala il Sipario come Si cala la Corona

Ultmo aggiornamento 27 giorni fa da Patty Biancacci

Categorie: racconti

Quanto affanno durante il periodo natalizio definito anche Avvento per la liturgia, la speranza più per i cristiani rivolta ad un futuro radioso, alla stregua del Bambinello.

Ecco che una famigliola si reca a fare la spesa, spingendo il pesante carrello del supermercato, che si trova spesso fuori dall'ambiente alimentare.

I presenti sono padre, madre, con il neonato in braccio, la sorellina arriva appena al braccio del suo papà. Così a gruppetto il nucleo familiare entra nel vasto locale.

La lista dei prodotti però viene data in mano al padre, il capo famiglia, che legge piano piano l'elenco dei prodotti scritti dalla moglie poco prima a casa loro.

Mentre si alternano nei vari reparti camminando in fila, il neonato non sta fermo un momento in braccio alla mamma, lo si direbbe agitatissimo come

carattere di nascituro, mentre la sorellina dimostra un contegno assai educato; sicuramente va già alla prima elementare e studia le lingue straniere come

previsto dalla regola odierna, l'inglese dopo l'italiano, poi se si vuole il francese, lo spagnolo, il tedesco.

L'attenzione della piccola finisce su un altro carrello completamente vuoto di un passante vicino a loro, come gruppetto di consanguinei in fase di compere

alimentari; purtroppo quel tale trasandato canta a voce alta una canzoncina inventata appena, dunque improvvisata nel momento che dice così:

"Quanto salame, quanto prosciutto, quanto cotechino, che guardo soltanto alla larga; quanto formaggio, quanti formaggini, quanti latticini,

che vista al palato; anche per la frutta e verdura si fa divieto d'accesso, vista solo nel'orto immaginario;

quanto vino bianco e rosso che come le guance gelate colorate dal freddo vanno in frigo; quanto carico di doni prelibati dietro il sipario."

Che cantilena sarà mai quella di quel tale che infine conclude: " Si cala il sipario al misero senza alloggio, senza medicine, senza mezzi, senza un euro;

come si cala la corona del sovrano senza ritegno; chi lo cala per forza che di stoffa s'intende, nato senza camicia, chi la cala per forma, troppo larga,

che di metallo s'intende, per farsi notare anche se nato con la camicia; chi fa il povero che lo è davvero, chi si fa povero che non lo è, abbassandosi

ad un rango minore, con la corona calata con sfacciataggine, unendosi a non simili a lui, solo per dispetto; così chi non sopravvive, così chi vive."

La ragazzina incuriosita da quel tale trasandato si avvicina tirandogli la giacca e con la faccetta stralunata fa la domandina elementare:

"Ma tu chi sei?" e per risposta il tale l'avvisa chi fosse " Io sono chi non posso essere, un morto di fame. Auguri a Voi qua dentro!!!"