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Set Teddi Sioton Omba 02

Set Teddi Sioton Omba 02

Ultmo aggiornamento 14 giorni fa da Allegro Ragazzo Morto

There’s some Town, you may or may not go there, there where all is blue (grey), you may think or think not to dare (tame), if it happens to you, just enjoy the view, there… where nothin’s clue. Molto tempo o molto poco, troppo d'intento occulte persistenze e strascichi suadenti e maledetti, troppo spesso (sussurrato) gridato (nel) al vento, dalle veneziane ogni tenebra (irrompe) incede e l'aria sempre più umida macchia ogni drappo e si addensa persistente in ogni anfratto, è sin troppo tardi ma la (vita) melodia scivola incurante, scivola lentamente ingarbugliando ogni intento, gocciola ricamando una trama tanto sottile quanto presente, la trama del possibile e di ciò che potrebbe, la trama del fruibile e di ciò che non è e non sarà, la trama soffiata ad arte su vecchie candele ormai (spente) sporche e sepolte, ormai occluse da veli esigenti e scomposte dal trauma persistente. Eccola ancora come coperta sgualcita, incantante e slegata tra tappeto e divano, tra angolo e sottoscala, tra maglie e metano, eccola ancora mentre (corre e) il tempo si arresta e comoda (muore) scivola sempre più mesta. Aria pesante e questione di ottani, respira disperato come non vi fosse domani, stai (respirando) leccando il senso umido tra il ferro e il cervello annaspante e (respirando) sperma involuto che forma una viscida crema gracchiante, è solo per te e resta dov’è ad ore inutili e difficilmente percepibili da chi ivi non è.

Uptown, so we (are wet) met, uptown (wet) indeed, far from the rush hour, just top of those hills, fields and trees and some fat rats around and dust and ruins and ashes performing what’d be our ground. There’s a nice view (of hell) and suddenly all noises get far just like things and violence and last but not least the human’s heart. Where lead kings swore, dipping wet in blood and shore. Waiting for the loons crawling for the moon, better not to be there by night uptown. Un fazzoletto di terra diverso da tutti gli altri, lontano quanto basta da ogni maggiore via di comunicazione, lontano da fabbriche e industrie e persino dalla linea occulta della grande distribuzione. È un (deserto d’intenti ed intenzioni) fazzoletto o meglio uno straccio abbastanza anonimo uno dei tanti (solerti) dove non succede mai nulla e niente accade mai a Gunpoint's hollow. Qualcuno (vive) lavora un pezzo di erba e qualcuno lo (brucia) accetta e poi in settembre riposa e (parte) vende all’emporio e bolle boccacci e veste di stracci e (va a) caccia (d)i pagliacci, quelli… proprio quelli sfiniti e macchiati e pestati, li attaccano al palo e ogni testa in un cato, non c’è molto da ridere se ti trovassi invece impiccato. Opinioni diverse o solo spartane, punti diversi che non si incontrano mai. E non c’è una banca e nemmeno la guerra e tutto scorre lento e da sempre, anche i ruscelli che gonfian la terra. Un solo telefono che suona muto perché ogni altra rete ha perso coerenza, non prendere ambiente, non fare baldoria, c’è un solo ufficio dove acquistare e vendere di tutto ogni sorta, dalle cacche di gambero alla ruota di scorta.

Downtown, miserable (way to be) fine far from those lights, down into the can, it’s the wider side (of life) getting brighter dark. Downtown you may check on despair, get going on ramblings and fears and sulking souls and well-dressed whores and candy grocery big fucking candy grocery stores, yet you got to learn how’s life get easily broken and then sold. No morals and no indulgence sinking into the sands of time playfully sore downtown, you may get to be downtown. Alberi parlano solo col vento ed ogni eco si allevia costante e si perde, un freddo deserto energeticamente carico e persistente come e più dell’assurdo bieco e piccole crepe, infiniti dettagli, profondi lasciti invisibili, subdoli effetti collaterali scollinando affiorano e un fiume di vapore taglia la vasta e silenziosa pianura che brucia steppaglia che brucia la terra che spacca ogni terra e si arrossa ogni carne e sanguina ogni guancia e si perde ogni gamba. Attraversando lo spazio, adesso improvvisamente presente, ogni scricchiolio improvviso imprime una traccia chiara e profonda, traccia da seguire, da cancellare, sulla quale costruire senza da essa (di)partire. Anni (inutili) secondi (superflui), anni lasciati e venduti e rubati e dati per (dis)persi. La mente cresce erratica incapace di codificare ogni eventuale guida logica fornita alle azioni fisiche conseguenti, è il tempo, un tempo, è il tempo di continuare a muoversi e dimenticare, fosse il tempo del tempo, forse, fosse il tempo delle fosse innumerevoli ed inevitabili, il tempo di ledere e così (finalmente) probabilmente dimenticare. Che hai da lasciare e (prendere) perdere ancora? Quale meta (respirando) sull'orizzonte logico segnare? Ad un certo punto, dato un certo tempo, i suddetti incisi non rappresentano importanza alcuna, le intenzioni perdono consistenza, detto, affermato, misurato e computato una volta per tutte e una volta di botte e palate a frotte, una volta e una botta senza sosta e poi un’altra bocca. Il fumo incessante ustiona un miliardo di cellule alla volta ed è questo quello che rispecchia il solido approdo, il solito porto utopico metà meta e metà viaggio, meta già erosa e metà velenosa, radicale appiglio e radice di un ulteriore distopico viaggio.

Bruciante l’alba s’impoverisce e la luce si vomita (indomita) via rassegnata e muore ancora tiepida e tranquilla a Gunpoint's Hollow, fosse anche la luna pallida e perfetta, i grilli girovaghi mantengono alto il livello di conversazione e riflessi intrecciano viscide relazioni con (le) ombre occasionali ma la notte becera, (corre) lenta e sospesa ricopre e ogni cosa (forse) dorme mortalmente quieta e in una fossa (forse) riposa mentre ogni pantano ribolle di zanzare e tidischi e fango e strato organico decomposto. Gente (in overdose) cordiale a Gunpoint’s Hollow se dovessi chiedere tutti (ti) daranno una mano, la loro o una appena mozzata, se dovessi chiedere (ti) verranno incontro direttamente col carro perché (qui/lì) l’aiuto regna sovrano e lontano si sente e (solo quello) lontano si perde. Alzatosi il volume a soffocare i pensieri, gli accordi, i risentimenti, i rimpianti e altre fiamme più o meno senzienti accendevano in lontananza, dell’omini, l’ultima speranza. Cigolii avvisano, sono tacche evidenti, sono piccoli incisi scoperti ed esposti ai quali niente è dovuto mentre l'organica presente prosegue lungo il proprio giro. Indugiare su di una metrica semplice, indugiare per non volersi più svegliare, aspettare che sia forse quella (questa) la probabilità maggiore, indugiare mentre anche il più lungo sostegno si perde e anche l'ultima nota si spegne, aspettare e contare, aspettare e contare, aspettare i rimbalzi riflessi in risonanza, attenti, piccoli garbati movimenti di denti ma attenti sui denti, attenti coi denti, attenti ai movimenti suadenti. Per questo e per altro, sollecitando fluttuazioni, le dita sui tasti, (su) spazi sempre minori ora lenti ora rapidamente più lenti si incaponiscono continuando a suonare. La sensibilità permettente in pochi millimetri la cattura e la fisicità di ogni nota è come costruire con mattoni diversi e mescole astrali efficienti ma tra loro incompatibili e, pur alla fine, rendendosi conto di quanto volontariamente sostenuto intenzionalmente o meno, tutto si abbatte, tutto decade e tutto rimane a prendere i vermi. Non è forse questo il (rimpianto) risultato ottenuto... non è forse questo il modo di (spegnere) spendere il tempo in maniera costante ed appagante tentando di evitare le pressioni dilanianti, l'apporto dei componenti incompatibili alla fragile tenuta della mente e del pensiero?

Strana gente a Gunpoint’s Hollow, nel cuore della notte o del giorno è udibile nemmeno il fiato, ogni articolato resta distaccato pur riservato e se di cronaca si volesse disquisire nessuno decide (qui/lì) di venire ma tutti sono ivi nati e sarebbe inutile portare altro progresso perché o ivi si è nati o non lo si capirà mai né mai sarà lo stesso. Lo scandire del tempo è il rumore del vento, lo stormire degli alberi all’imbrunire e qualche civetta o tasso o mangosta e tutti a fottere nel bosco tra fronda e fronda. Giaceva… e il muro a sostegno, giaceva e lo sguardo obliquo diverso, giaceva come quella scintilla ancora brillante a bruciare i tessuti ospitanti inconsapevolmente, inesorabilmente. La notte (viva) incapace è priva di (basso) passo (e) si (e)stende ed ancora in perenne ritardo il (basso) treno delle proprie opzioni, il lascito delle proprie azioni e delle proprie speranze, il lasso e la lunga e triste storia delle buone e terribili idee, dei tasti accantonati, degli intenti smarriti e di una costante quanto inesorabile discesa, irrefrenabile, ineluttabile e impossibile a comprendersi a questo punto e capire se vi sia ancora l'idea valida e la giusta motivazione di ogni eventuale vicina o remota cosa, lungo percorrenze binarie ad attendere oltre, è la sola ultima risultante di un mero esercizio di stile... è pura accademia. Una nota, un quarto, (luna) l’una lunga e costante, vibrante quel tanto che accordi e che basti, una nota ed un quarto e da lì un'altra ancora in un lento giro di metrica semplice eppur potente che spezza ancora il silenzio ed affila i brandelli come i lamenti incurante della pioggia pesante (bada agli ottani), del vento e delle strade ormai deserte, strade direttamente ritorte anch'esse che portano al niente.

Feccia ribelle a Gunpoint’s Hollow, a volte si lotta a volte si muore, se muori di giorno la fossa è perfetta con così tanto spazio la funzione è diretta, se muori di notte allora resta paziente alle prime luci dell’alba verrai interrato e senza spendere niente. Non ci si scompone per quello che valga, si vive si muore non ha molta importanza, a volte si parla e questo ad onor del vero, a volte si scava ma senza darsi troppo pensiero. La cosa però che devi imparare è quella cosa che devi aspettare, sofferma lo sguardo ma senza indugiare, muoviti piano ma senza affondare perché a volte il terreno, da queste parti, cede a tal punto che sia facile restarvi, sabbie mobili o paludi melmose, strisce di felci o appariscenti fasce erbose. Puoi guardare infinito e sentire inferno e neve cadde e il tempo gelido smise di contare ed il cuore si espanse e compresse lo spazio e il verso ed il getto e la macchina fantastica si mise a sedere, un sibilo appena, un sibilo balena (inverno) e polvere della macchina inerte. Sole, ancora, precipita(no) e buio sbeffeggia e cammina, divora veloce puoi anche (morire) dormire, sogna se credi ma sogna in silenzio oppure dormi sino a che luce ritorni, la notte di brace dopo un po' passa e volontà resta o una mano o la testa.

INTERMISSION

Play some guitar, play it now, try low, single words, one after the other, they start to give shape to a song, it's a strange approach to make a new one, I told her to play while I was talking, on those notes, on that melody and words spilled out easily. I was well aware not to miss a single beat, I had something already in mind but I didn't want to make it on my own so I (told) asked her.

Il disagio non (mi) era mai stato estraneo, analizzando(lo) comprendevo vi fosse sempre stato, coesistente, silente partecipante eppure così… incidente. Solo restando vicino alle origini sarei riuscito forse a comprenderne meglio ogni sfaccettatura, ogni alito, ogni onda ricorsiva, ogni più semplice ed oscuro tono, ogni riflesso nascosto. Odiavo stare lì ma era quello stesso luogo casa, così alieno così disprezzato, ad esserne la fonte primaria, la linfa vitale. Capì nel tempo che solo approfondendo quelle basse nebbie criptiche, quei modi spesso incomprensibili e vivendo in quei singulti, in quelle stratificazioni antropologiche, sarei riuscito forse a trovare una strana quanto lieve traccia dalla quale incamminarmi e magari rendermi conto di ogni contaminazione.

Tentando di imparare, pensare cosa si possa provare nel momento in cui, pur avendo infinite questioni, sembra ci si perda alla ricerca di opportune quanto irraggiungibili conclusioni … e la cosa a sconcertarmi è che mi sia sentito sempre uguale, stanco di chiedermi perché o voler migliorare. Sia che si arrivi ad una svolta o un bivio o ci si trovi finalmente davanti un pozzo il cadervi rappresenta nessuna differenza e nessuna importanza ulteriore. Al di là del bivio o della svolta, davanti o dentro al pozzo si è già in caduta. Le cicale però le preferisco d'estate e qui se ne ascoltano innumerevoli, ci son pomeriggi nei quali non si ascolti atro che cicale e cicale e cicale e cicale ed è il resto del mondo che vi si adatti intorno e non viceversa.

Pretendendo arrogantemente di esser sempre compresi, senza doversi mai spiegare articolandosi in mille altri discorsi. Prima o poi spegnerò la scintilla che resta, l’ultimo artiglio di fumo graffierà l’olfatto e poi ancora con maggior vigore il senso del tatto. Perché Talila, dunque, perché… Talila, homini necesse est mori…