Mebook! Social Network!
Accedi

Navigazione


Tropico del Fuoco 02

Tropico del Fuoco 02

Ultmo aggiornamento 32 giorni fa da Allegro Ragazzo Morto

Una notte fatta di (strani) propositi, una notte fatta di (buoni) intenti… non penso all’elefante bianco e nemmeno al topo muschiato, sono solo qui seduto a gustarmi l’ennesimo sigaro, abbronzandomi di pallore da fosfori più o meno intensi. Le dita che cincischiano, uno dei possibili sintomi di DDA, le mani che schioccano a causa di un elevata quantità di gas nelle capsule sinoviali, sento di aver raggiunto il limite di caffeina per questa settimana e non siamo nemmeno a metà, potrei illudermi per un attimo di avere le idee chiare ma illudersi è un’arte che conosco bene e per questo seguo solo un filo invece di qualche filo invece del filo, invece di vari fili. Basta seguirne uno e non deve essere per forza quello che approdi necessariamente a qualcosa.

Sto leggendo un paio di libri, tanto per cambiare, allungo le ore piccole, a volte resto al buio perché adesso il buio è sopportabile, a volte guardo fuori… la stessa strada, il solito incrocio, la notte spesso è un'istantanea, non accade assolutamente nulla, non si avverte alcunché, troppo presto per i grilli, troppo presto anche per i treni, spesso leggo quindi diversi libri insieme, per contenuto e tipologia tutti molto eterogenei tra loro e questo perché in tal modo, la mia lettura diventa meno nevrotica, meno impaziente, tendo a darmi più tempo, tendo ad assimilare, bella questa, quell’idea di possibile flessibilità. Oh sì, non sembra ma inizio a prendere in considerazione codesta idea suggeritami, spero vivamente vi siano ulteriori sviluppi, ulteriori sviluppi ugualmente positivi.

A volte mettere in pratica un consiglio è difficile, provare a riconoscere i propri errori lo è ancora di più, cominciare a vedersi in un altro modo, pensare in modo più congruo, liberarsi dai propri schemi è qualcosa che sto provando a fare. La cosa mi spaventa ed io non ho paura, credo di averne avuta abbastanza per un tempo infinito, adesso…. con una certa difficoltà mi applico e questo vale sia per i mobili che per i consigli sull’arredamento. Se non avessi deciso una volta tanto qualcosa per me sarei ancora in una fase alterna. Riconosco la mia fragilità, posso scriverlo senza alcun problema, riconosco anche il fatto che vorrei avere giorni da ottantasei ore, il giusto tempo da dedicare a ciò che mio malgrado trascuro, ciò che soprattutto potrebbe farmi stare non bene ma significativamente meglio.

Questa sera il mio primo pensiero va a chi ha preso il treno, il treno d'aprile, questo è un fatto e come ogni fatto va metabolizzato, accettato e ci si convive… è il mio primo pensiero di questa sera, di questa notte che non so se mi apparirà lunga o sembrerà semplicemente terribilmente lunga, so solo che è ciò che mi accompagnerà durante questo viaggio che provo ad articolare. Ci provo sempre con risultati a volte discutibili, con risultati a volte interessanti ed altre controproducenti. Non sembra ma io sono alquanto propenso alla positività ed alla rettitudine e anche se questo risuoni cacofonico, ritengo di essere molto più savio di un tempo, perché sono vecchio, perché penso di non aver nulla da chiedere forse o nulla da (ri)scoprire. Qualcuno disse anche e solo adesso mi sovviene, se tieni davvero a qualcosa o qualcuno devi anche capire quando sia il momento di lasciare andare. A me è capitato, ho centinaia di lettere scritte e mai spedite, ho un'infinità di rimpianti e tempus fuggit, penso anche che alcune opportunità siano del tutto casuali e carpirle o meno sia un'ulteriore questione di casualità.

Nonostante le limitazioni tecniche fruisco ancora di visioni notturne, ho visto alcuni film interessanti, certamente mi faccio quasi del male a guardarli in questo modo, costretto da piccoli schermi ma apprezzo qualcos’altro. Prima di tutto apprezzo da sempre la traccia audio originale, le sfumature sono diverse, piacevoli all'orecchio, soprattutto ho sempre colto… scusate se me ne arrogo il diritto, più di un significato… molti si esprimono per figure retoriche, una delle mie preferite è la sineddoche come anche la metonimia. Certo non tiro in ballo gli ossimori, non vorrei infliggere allo sfortunato quanto casuale lettore di codeste righe traumi sostanziali anche perché se è vero che da un lato le parole difficilmente uccidano qualcuno beh... è scientificamente dimostrato il contrario.

È inverosimile come al susseguirsi delle parole proceda in modo del tutto esponenziale il respiro contribuente all’azzeramento del tabacco a mia disposizione. Ho tenuto il cuore a mollo in un secchio, vi ho messo del ghiaccio che non lo facesse riscaldare, ho tenuto a distanza l’altrui tatto perché in qualche modo avessi spazio per costruire e non castelli di carta, potrei dire di essere nato costruttore…. Ebbene costruttore sono nato e sciogliere alcune mie contorte visioni, uscire appunto dagli schemi è un’impresa e, non Le nascondo, che mi faccia sentire esposto, scoperto, predisposto all’imponderabile, al dolore? No… il dolore non è un problema, ci si convive, a volte anche grazie ai moderni ritrovati della chimica ci si passa anche sopra e però… addentrandomi per codesti meandri avverto un disagio, una certa forma di disagio, nulla che sia condizionante (al momento) eppure non posso non notarlo.

L’altra notte ho avuto un gattino a cui badare prima di poterlo affidare a qualcuno che potesse prendersene cura, chi lo ha trovato lo aveva chiamato Minu, gatto furbo nulla da eccepire, stava nel cofano di un auto proprio rannicchiato in mezzo al motore, felino gatticamente furrrrrrrrrrrrrrrbo. Ho chiesto a chi me lo avesse portato se davanti casa mia vi fosse scritto un cartello con su scritto lasciare i gattini trovati nei cofani delle auto per possibile affido. Adesso che ci penso non c'è alcun cartello di questo tipo ma in ogni caso e comunque sia, avendone la possibilità, oltre ad essermelo scarrozzato sino a destinazione per duecentocinquantachilometri, sorgeva il problema di come farlo stare quieto la notte onde evitare che si intrufolasse da qualche parte potenzialmente pericolosa, come se un motore di un’auto non lo fosse già abbastanza. Appena messo in libertà ha iniziato a curiosare tra i tronchi accanto al camino, ha incominciato a prendere confidenza con l'ambiente. Ho sonnecchiato sul divano tentando di concentrarmi sul film e il gattarello accanto al divano a giocare con la mia mano. Ogni tanto la fame si faceva sentire e quindi croccantini per fare un’altra ora di fusa con abbondanti coccole sul pancino, i decibel sono inversamente proporzionali alla mole del gatto, più è piccolo più sono alti. Ho preso sonno verso le sei ma alle sette ancora croccantini, il tempo di rendermi conto di avere un gattarello in giro e questo si era già infilato sotto il divano. Con gran cautela viste le condizioni della mia schiena l'ho riportato fuori, altri croccantini, dove li mettesse non lo so ma cazzo in quel cofano doveva aver fatto una dieta come si deve. Dopo averlo finalmente affidato, anche se per un istante e solo un brevissimo istante ho pensato persino che lo avrei potuto tenere io e non certamente con quel nome, mi è stato chiesto come si fosse ambientato.

Chi lo ha accolto ha molti altri gatti, soprattutto ha uno spazio all'aperto sicuro pieno di tante cose gattiche, dicevo… possiede un piccoletto come Minu, una coppia di gatti più grandi di un paio di mesi e poi un gattazzo di mannara, diremmo un Romeo. Ho risposto a tale quesito che i casi possibili sarebbero stati due, caso A, il gattarello si sarebbe subito ambientato, giocherellando con gli altri gattarelli e gattazzi oppure da Minu sarebbe potuto diventare il (Fu)Mino nel caso in cui il gattazzo lo avesse degattizzato. Fortunatamente per Minu oggi chiamasi ancora Minu e scorrazza allegramente allo stato brado con la nuova famigliola ritrovata. Ogni tanto una cosa che (mi) vada bene.

Una parte dell’intero che di te bevo assetandomi è già una porzione del mio supplizio, adoro Mascagni ma anche Mozart, tuttavia… questa sera ascolto Ludovico Van perché alcune ore sono e devono essere spese in modo costruttivo e non parlo di creare un mondo migliore, un futuro migliore, un essere migliore, faccio un passo alla volta, se fosse un’altra notte in un altro luogo e vi fosse un’altra compagnia berrei dalle sue labbra ma questa notte siamo io, la notte e il viaggio che vorrei fare. Un viaggio una volta tanto senza dolore.

La parte più complicata da non fare è evitare, adesso evito di evitare il che mi manda alla mente l‘immagine nitida di un bolide lanciato in discesa senza alcun freno, soprattutto senza la possibilità di governare. Ammiro lo scafo, ammiro ancor di più la vetta che tanto sfiora e che tante sfide richiama. Se fossi in un altro posto, in un altro tempo, con lei, adesso mangerei un sandwich al formaggio piastrato appena scaldato, non un panino, non un gelato, ma un sandwich al formaggio. E a Lei va il mio secondo pensiero di questa notte, una volta tanto sei al secondo posto, una volta tra le tante bevo un bicchiere di pura h2o senza distillati di sorta. Prendo le mie pillole e ascolto Ludovico Van e scrivo. Ho fermato il tempo per un tempo infinito perché l’unico modo di andare avanti è a volte non farlo, non andare avanti, non andare indietro, restare in stallo sperando che l’asteroide (non) si perda e si invischi con l’attrazione planetaria e si copuli in meteorite e onomatopeisticamente scrivendo scatrabrashhhhhh ecco l'era glaciale senza la fottuta ghianda, certo… tutto questo dopo l’annichilimento parziale o totale della specie o di pochi sfortunati.

Adoro J.J.Cale, c’è un pezzo che dovreste assolutamente ascoltare, il pezzo… e la notte procede senza coinvolgimenti, solo i miei polmoni faticano, non le mie dita, non le mie mani, non la mia mente. Non penso all'elefante bianco, all'iguana blu e soprattutto all'axolotl. Mi ricordo che fu la specie che più mi colpì quando lessi per la prima volta un'enciclopedia sul mondo animale. E per quanto le foto possano darne un'idea, nulla è paragonabile al vederlo dal vivo, nella sua forma larvale quasi eterna…

Ho un pensiero per il grande William J. The Shiner, avverto quel nodo in gola, è un pensiero breve ma intenso, e di lui scriverò ancora perché mi manca, scriverò perché mi serve, scriverò perché la prima volta c'era tanto da scrivervi e la notte si eclissò sul più bello lasciandomi a chiudere il pezzo vero… ma costringendomi ad organizzarne un seguito.

Ringrazio coloro che scrivono in modo viscerale, coloro che appuntano i propri pensieri, coloro che sicuramente hanno una innata capacità espositiva data dalla propria sensibilità e per questo io vi invidio nell’accezione più positiva che possa trovare e tuttavia invidiovi. Sapete già a chi mi riferisca ed enumerarvi sarebbe un modo prolisso di imbarazzarmi oltremodo. Ma vi stimo e vi leggo e magari un giorno capiterà persino di bere un caffè al ristorante al termine dell'universo sempre che il motore ad improbabilità funzioni consonamente.

A proposito, Dottoressa devo ringraziarLa perché quei Suoi consigli sull’arredamento e soprattutto sui mobili ed i loro usi mi sono stati molto utili, soprattutto, e credo di non sbagliare, iniziano a dare alcuni risultati. Non mi sbilancio quasi mai, ma sento che qualcosa si stia facendo strada, non è come vedere la luce in fondo al tunnel o in cima al pozzo, è molto più simile alla consapevolezza, una forma di consapevolezza acquisita che ignorassi completamente sino a non molto tempo fa. Per questo e per molto altro La ringrazio di cuore.

Il mio problema non mai è stato avere avuto tredici o venti amici immaginari durante l'infanzia per affrontare la sempiterna paura del buio. Esorcizzare una paura con una paura ancor più grande, liberare la fantasia a tal punto da restarvi ingarbugliato. Imparare ad ascoltare il rumore del silenzio, il respiro altrui, le cadenze delle ore notturne. Contare ogni singola piastrella del pavimento fuga dopo fuga, seguire il gorgoglio dell'acqua nei tubi dell'impianto di riscaldamento al di sotto, attendere che l'alba illumini il corridoio per poi sfondare il letto anche solo per un secondo. Ascoltare il non suono e convincersi di ascoltarne uno. Era quel terrore irrazionale che poi è sparito così come era arrivato. Sono una persona razionale ma ho imparato a mantenere una mente sin troppo aperta verso determinati argomenti e prima di andare in brughiera non scorderei mai un bastone d'argento da portar con me. Mi manterrei sulla strada e mi guarderei dalla luna e soprattutto, trovandomi in un pub a notte fonda dal nome alquanto eccentrico non farei battute idiote sul simbolo del Texas appeso al muro.

Ho pensato a ciò che mi avesse suggerito… scrivere è per me molto istintivo, a volte non faccio nemmeno a tempo a seguire ogni pensiero e a tradurlo in tempo in parole e frasi. Ho iniziato a farlo molto presto a mente, figuravo i pensieri come se già fossero scritti e quest'abitudine ancora oggi mi accompagna. Non è sempre lineare questa fase di trasduzione ma nel tempo è divenuta qualcosa di più di una risorsa, è divenuta un'intima forma di espressione, molto personale certo ma pur tuttavia una via di espressione.

Ginger (non) sa che sono quasi tre mesi che non sfioro nemmeno uno dei pezzi della mia batteria, da quando l’abbia smontata, dopo l’incendio, dopo averne pulito ogni pezzo e dopo averlo risposto con cura in mansarda in attesa di tempi migliori. Cazzo se mi manca suonare, cazzo se mi manca il suo basso, cazzo se mi manca perdere le ore e i giorni appresso (a lei) al suo giro di basso. Lei continua proprio lì, dietro la porta di casa, pizzica imperterrita quelle corde. Se non fosse così piacevole lo troverei così splendidamente irritante ma non possono fargliene una colpa. Qui l’unica parte in difetto è la mia. Credo che prima o poi si stancherà e presto o tardi si rimetterà il basso a tracolla e si allontanerà, oggi Ginger, cara dolce Ginger non riesco a farti entrare, ho il culo pesante sebbene sia solo mezza stazza, oggi sono stanco e terribilmente inadeguato ad affrontarti. Sono vecchio e il dolore lo sa benissimo, sono vecchio anche se tu non te ne accorgi, sono vecchio e mentre le tue dita scorrono che è un piacere, le mie iniziano a far cilecca e disegnano strane trame.

Mio fratello probabilmente penserebbe a sfondarla quella dannata porta, penserebbe la cosa più naturale, la cosa più consona e non perché sarebbe stato diverso, ma l’unico elemento confutabile al momento (solo per il momento) a mia disposizione è la sola oggettività. Ogni tipo di interazione con altri individui complica il pensiero logico. Questo presuppone al fatto che limitare le proprie interazioni preservi il (proprio) pensiero logico? Sì è vero… No non è vero. Cos’è tutto il resto che screma dal maggiormente superfluo? Cosa implica un cambiamento per quanto auspicabile e cosa influisce in senso diametralmente opposto? Se hai bisogno di calore accendi il fuoco, il fuoco brucia, se hai bisogno di calore allora bruci?

Ma dove ho la testa? E come pensavo di ritornare? Ogni carica un viaggio!

La prima sera esitò davanti la (mia) finestra, cadeva quella pioggia fine e persistente, invisibile ma così presente e lei con i gomiti ben piantati contro il legno, sbirciava il mio stato. Alitava sul vetro tracciando messaggi invisibili. Ho fatto tante volte questo viaggio, ho fatto tante volte questa considerazione, non c'è viaggio che non si possa iniziare e non c'è viaggio che debba comunque concludersi, a volte va male a volte non va e basta, sono fermo adesso, sobrio, carico, freddo, lucido, attento, in viaggio… o forse no?