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Mio fratello lo Storpio 11

Mio fratello lo Storpio 11

Ultmo aggiornamento 5 giorni fa da Allegro Ragazzo Morto

S'i' fosse foco, arderei 'l mondo; s'i' fosse vento, lo tempesterei; s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;

Perfavoreaiutatuofratello ad alzarsi, sono quasi le nove, è una bella giornata, prendere un po’ di sole non può fargli altro che bene, non deve restare a letto, non può restare sempre chiuso in camera, da bravo vai sù e perfavoreaiutatuofratello, la colazione è pronta, poi lo porterai fuori e fa’ attenzione, ricordati, sei tu responsabile per lui. Dieciannidieci, quasi non ci se ne accorge, perché sembri normale ma poi salta agli occhi che non sia il cervello a mancarti, a ciò che invece (ti) manchi puoi sopperire con pazienza e volontà a volte ci penso io a volte non si può e allora sbatti sbatti SBATTI con la sedia contro il muro e lanci ogni cosa alla quale possa arrivare per aria e fai il pazzo e allora ci viene voglia di fare la guerra e ci picchiamo e tu picchi di brutto Fratello bastardo, mi hai rotto un braccio con quella sedia di merda, ci sei passato sopra, hai voluto farlo, avresti potuto solo rendermelo livido ed invece lo hai frantumato con quella sediadimmerda, un braccio che male, un braccio mi gira la testa, un braccio dannazione che male che male fottuto bastardo mi hai rotto un braccio adesso resto per terra.

Dovrei (per forza) dismettere le buone (tu credi?) abitudini, darci (per forza) un taglio, un taglio deciso (come una scelta) e longitudinale, uno di quelli che marcano il segno (senza ritegno) indefinitamente, uno di quelli ai quali non sia più possibile rimediare, uno di quelli (uno di quelli belli) che scavino a fondo e sbriciolino ad ogni livello, un taglio costante ed inesorabilmente umido-caldo. Sudato o suadente non potrei definire meglio perché ad un tratto ciò che si vorrebbe esprimere è frutto solo di un posato e paziente esercizio di ricalibrazione, una sconsiderata mattana, una rappresentazione puramente mentale a mancanza assoluta di stimoli sensoriali. Parliamo di quello che serva, parliamo di ciò che mi ammorbi, restando piantati saldamente in fondo al pozzo… e ci sei finito anche tu qualche volta oppure ti adegui al mio basso senso di aspettativa e allora simuli allo stesso modo un tanto eventuale quanto falso disagio al fine di cercare un minimo punto di contatto, una seppur esigua percentuale di empatia. Ascolta Fratello, devi scusarmi se non mi sia fatto sentire in questi ultimi mesi, tengo a bada le mie urgenze ma non te la prendere quando ti dico che a volte anche solo pensare di decidere di venirti (o meno) a trovare rappresenti ormai per me uno sforzo immane. È vero, hai ragione, abbiamo avuto ben altri insegnamenti ed il fatto che tu sia lo storpio della famiglia non giustifica la tua avversione nei miei confronti, semmai giustifica la mia nei tuoi ma adesso mettersi a disquisire di chi abbia visitato prima chi sembrerebbe puerile e anche un tantino inadeguato. Ho iniziato a parlarmi e poi finalmente sei entrato tu ma non ti ho ancora chiesto come tu stia, insomma, niente nuovi segnali nell’emisfero sud? Nessuna avvisaglia di guerra lì nell’arcipelago esterno? Ogni terminazione quindi giace come l’ultima volta e le infinite ultime volte, morta. Lo so, le mie domande sono scontate quasi come le tue inutili risposte ma da qualche parte un dialogo dovrò pure iniziare a costruirlo, dovrò pure tentare una via che mi permetta di salutarti come meriti. Non ti chiedi mai. Non me lo chiedi mai. Gli eventi e le concatenazioni di quel lontano giorno mossero la grande ruota in modo che tu diventassi lo storpio ed io quello che ti venisse a trovare, necessito di moltissima attitudine al fine di poterti sopportare e mai come oggi sento di non poterne quasi più. La colpa è solo tua fratello, perché ci saresti dovuto essere solo tu e invece siamo qui in due sebbene con riflessi alterni e quasi del tutto opposte sorgenti. Facciamo due passi… cioè, io spingo questa sedia del cazzo e così andiamo, puoi anche non degnarmi di uno sguardo, una volta qui non vedo alcun vantaggio nel restare immobili e doverti osservare tutto il tempo. Faccio come sempre, io spingo e insieme andiamo.

s'i' fosse papa, sare' allor giocondo, ché tutti cristïani imbrigherei; s'i' fosse 'mperator, sa' che farei? A tutti mozzarei lo capo a tondo.

Perfavoreaiutatuofratello a rientrare, fai attenzione allo scivolo e non fargli i dispetti e smettila di voler sempre litigare devi capire ed avere pazienza, capire ed avere pazienza. Ventianniventi e la storia diventa un fiume pazzo come te come quella stramaledetta indole che mai si cheta e che più e più volte dilania la mia. Abbiamo combattuto sul balcone ma eri tu a voler andare di sotto e sei stato persino fortunato perché a volare è stata solo la tua sediadimmerda lurido Fratello bastardo è la storia a dirlo non sei l’ultimo a farlo ma siamo in due a saperlo. Oggi non ti aiuto più, oggi me ne vado io, oggi resta pure tu da solo e arrangiati con tutto il tuo arcipelago addormentato, ne ho abbastanza Fratello, oggi me ne vado ma resta pure a cavallo, resta a comando del castello, nel maniero, sulla nobile sedia, trono, tazza o mastello cometipare, resta e scompisciati resta avvelenandoti l’anima, resta e non chiamare perché da oggi Fratello mio tuo fratello è figlio unico.

Ah, le volte che ti abbia ascoltato, quelle raccolte per caso, allora racconta per caso, ritorno indietro solo apparentemente perché non ci si schioda di un millimetro da questa stasi circostanziale. Siamo entrambi a nostro modo disfunzionali. Io ammetto la mia innaturale incapacità comunicativa, ammetto anche sia fomentata da un certo astio nei tuoi confronti ed é però vero che si affermi anche che la ruggine tra fratelli prima o poi venga a mancare, sai che melassa sarebbe allora fratello caro, saresti di un fetido ulteriore. Non ti abbraccerò mai per questo né ti stringerò. Le mie notti sono veglie incostanti mentre tu dormi e te ne freghi anche se la possibilità di mettere il naso fuori di punto in bianco ti risulti essere azione un po’ complicata ma non impossibile. Se tu mi chiamassi di tanto in tanto non dico si originerebbe un caldo e costante dialogo costruttivo anche perché mi guarderei bene dal risponderti ma… non si potrebbe escludere a priori, durante uno di questi tuoi eventuali tentativi, ad uno di questi tuoi possibili tentativi, che io possa infine risponderti. Vedi che in giro, qui, non cambi mai nulla, facci caso, ruderi erano venti anni fa, ruderi sono ancora adesso, buche, pozzi, muri diroccati, persino il ferro si è consumato e le barriere ma di che cazzo vuoi parlare, faresti prima a svegliare l’arcipelago lì sotto addormentato, farti ricrescere un nuovo paio di gambe o imparare a volare. A pensarci bene tutto questo è diretta metafora di noi due, forse più di te che di me ma sei tu il mio cancro oggi (lo sei sempre stato, il cancro più bastardo) e per questo mentre tu cresci io mi consumo ed al mio consumare anche tu infine dovrai smettere di crescere. A volte rendi tutto così impraticabile come l’impuntarsi a vedere le medesime cose, gli stessi luoghi, fare esattamente lo stesso giro ogni volta, che cazzo fratello, esistono alternative oggi giorno, esistono possibilità, intenzioni, esiste anche la possibilità da parte tua di farmi un cenno con il capo, se tu volessi mutare itinerario sarei più che solerte nel farlo. Oh campione chiariamo, non lo faccio per te, lo faccio per me, siamo troppo vecchi, siamo troppo distanti seppure a dieci centimetri l’uno dall’altro. La tua illusione da completamento come procede… non è certo emotiva, non certo affettiva, direi semmai integrativa. Da parte mia ho il mio bel da fare a sostenerne altre del tutto fisiologiche. E siamo sempre in due nonostante tutto, tu il primo io il secondo, una volta erano solo sberleffi poi siamo arrivati al corpo a corpo, certo tu e il tuo arcipelago addormentato ma con la tua sedia in aggiunta e se non era lotta impari quella… e ce le siamo date oh se ce le siamo date con fortune alterne ma ovviamente alla fine della giostra io beccavo anche quelle paterne perché tu sei il cocco che sta sulla sedia a rotelle.

S'i' fosse morte, andarei da mio padre; s'i' fosse vita, fuggirei da lui: similemente farìa da mi' madre, S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui

Perfavoreaiutatuofratello, oggi è il suo compleanno, gli ho preparato una torta stupenda, mi raccomando sii carino con lui almeno oggi. Trentaannitrenta e le (nostre) strade si sono più e più volte incrociate, annodate e infine perse nelle sabbie del tempo, perse in meandri antichi come i ricordi come le tue voglie, come le valigie e le pezze, come la tua collezione di scatole di fiammiferi e come le stelle. Hai imparato dal tempo ad esser paziente, hai imparato infine ad essere più efficiente, non importa quanto ci voglia, non importa la strada che piglia, non importa Fratello se stare dentro casa o fuori la soglia tanto… ma che guerra che sopportiamo, vinci e perdi e intanto vediamo, guerra totale senza tregua alcuna, sempre ogni giorno e non c’è mai stata una notte serena e tanti silenzi acri ed ugualmente avvelenati e giù botte allora e giù colpi e giù sputi ed insulti e giù rabbia che mai scema ma una volta insanguinati ci siamo fermati a vedere la luna…

Se fosse il vero a mancare andremmo per tentativi ma volendoci adeguata pazienza e spirito di sacrificio saremmo in pochi e non tutti, saremmo girovaghi come i cammelli, resteremmo aggrappati a scampoli solo involontariamente immaginati eppure per questo onnipresenti. Saremmo persi fortemente assuefatti al cinico malsano, al becero quotidiano, pretendenti senza ritegno e cattivi, acidamente cattivi con se stessi e gli altri, molti altri ma non tutti. Per cinque anni non hai comunicato e poi io per dieci e ne sarebbero trascorsi altri venti magari ma tu non fai senza di me ed io non posso non fare senza di te, che maledizione, io maledetto ad averti, tu maledetto nell’odiarmi, te lo ricordi il braccio che mi hai rotto… questo, adesso spinge la tua sedia come prima, meriteresti che ti spezzassi le gambe se ancora ne avessi un qualsivoglia uso. Cazzo Fratello, perché ogni volta qui fuori i pensieri procedono ad un altro livello… e cose da dire ce ne sarebbero comunque molte e ad elencare acredini e ferite accumuleremmo solo altro ulteriore materiale da scartare, vai a trovarli ogni tanto eh? Ci vai? Io non ci vado mai perché penso che non abbiano piacere che io li visiti, per te è diverso ma certo… tu sei lo storpio, non ti si dice di no anche se così facendo perpetuamente stessi sfarinando i coglioni altrui, nah non ti si dice mai di no oppure cosa tu possa o non possa fare, puoi, potresti, puoi andare quando vuoi a trovarli senza per questo avertene a male e senza cacciarti nei guai. Hai una fortuna sfacciata che ironia. Ti odio Fratello, ti ho sempre odiato questa è solo un’amara mia consapevolezza.

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.

Orizzonte obliquo, penombra e becera cera, non guardare al tempo non lasciarti distrarre, fa’ ciò che devi, come credi e impiegati al meglio… ed ogni sua frase suonava leggera, assumeva in testa lo spessore di una nenia (ri)ciclata, recitata e non cantata, acuiva il senso del vuoto apparente, di quello che resta pur non trovandosi niente. È vero, ho esitato ma solo un istante, ho solo dato maggiore slancio all’intento e spazio all’impianto e nel tempo costruito più che un semplice muro una fottuta barriera, alta e spessa e rinforzata che scacci ogni minimo tentativo di approccio e di scalata. E col tempo, sai come si dice col tempo e con gli anni e col tempo non c’è stato più verso, i vincoli presenti sono stati rimodellati, riadattati e adeguatamente aggiornati, non si trova alcuno spazio, nessuna interruzione o debolezza alcuna. È tutto merito tuo Fratello perché non credo alla sfortuna.

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.

Non ti abbraccerò mai per questo né ti stringerò Fratello. Per questo ed il resto… per tutti gli anni e il dolore, per tutto quello che io possa ricordare, ti spingo fratello non te lo dimenticare, per altri venti o trenta o cento anni a venire, perché se io soffro anche tu possa soffrire, per averti a distanza ma sempre a portata di odio e di mano, ecco perché così tanto ti odio Fratello e per la medesima ragione ecco perché dannatamente FRATELLO ti amo.