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Sperma(tozoi) e Cervello 01

Sperma(tozoi) e Cervello 01

Ultmo aggiornamento 28 giorni fa da Allegro Ragazzo Morto

Ho la testa leggera oggi, ho fumato sufficientemente, tanto da non avvertire alcuna fatica oggi, ogni pensiero ha così tanto spazio che sbatte e rimbalza e sbatte ancora, è un po’ terra di nessuno la mia testa oggi. Francamente, non un gran risveglio, francamente non c’è stato alcun sonno dal quale potersi risvegliare, francamente, niente che si possa minimamente considerare sonno/riposo/veglia/risveglio. Alla fine le ultime scintille vanno estinguendosi, ultime piccole scintille troppo poco calde per resistere al gelo tra di noi, inoltre, troppo poco l’ossigeno per pensare di avviare una qual si voglia conversazione e conseguente combustione. Neanche avesse avuto un interruttore posto sotto mano, uno di quelli per la guerra fottutaguerratermonucleare, pigi e boom, tutti felici, così… si spengono gli ultimi chiacchiericci, le ultime illazioni, le ultime rimostranze, bastava anche solo farlo notare, desideravi un tranquillo e gelido silenzio… sfondi porte, portoni e portelle con me, stiamo in silenzio se così ti aggrada non c’era bisogno di scatenare la fottutaguerratermonucleare. Ho una spina nel cervello, sai qui dove ballano i pensieri, dove a volte perdo il lume e tutto si fa buio e allora provo, attendo, cerco ed aspetto che mi ritorni cognizione, che in un qualche modo mi si apra uno spiraglio, che mi si possa rischiarare la rotta consueta. Lo sai che non amo cambiare, lo sai che preferisco sbattere ma non fare marcia indietro, già… che te lo dico a fare, hai chiarito che dialogo non ne vuoi, facciamo i pesci allora, facciamo come i pesci muti, ancora una volta, ancora per una volta, ancora...

sto qui a chiedermi quando sia stata l’ultima volta che si sia presentato il capo sezione con il visto in bella mostra a dare il nullaosta e poter così andare. Troppe, molte, tante, infinite cose da preparare e sempre molto poco, dannatamente poco, troppo poco tempo a disposizione, certo, sarà un bel viaggio, dici un bel viaggio… sono convinto e di sicuro sarà un lungo viaggio ma non siamo ancora partiti e le premesse/promesse della partenza indicano che ci si debba muovere a momenti o forse a minuti. Lo sento moscio oggi il refrain, non so, ancora quella storia della posologia dei piani intermedi, ancora con questo dubbio esistenziale, direi e qui se indaghi, la maggior parte mi darà ragione, che ad un certo punto, se una cosa la si debba fare la si fa e basta, fare o non fare non esiste provare. Qui pompa e pompa e pompa e primo o poi o il sistema collassa per la pressione o si parte tutti in quarta. Il viaggio è ancora in nuce, sì lo so siamo pronti e si può partire, si potrà partire ma le ultime raccomandazioni non bastano mai, se poi qualcosa va storto, è un viaggio difficile, ci saranno mille incognite e se poi al terminal sbagliamo coincidenza, e se poi mi viene un attacco di nausea, e se poi dall’alto ci intimano di bloccare ogni cosa, vorrei stare ai piani alti la sai una cosa, per una volta stare lì tra i grandi capi blu, vorrei per una volta stare seduto lì e ondeggiando, senza impegno, con falso sdegno mandare tutto in vacca così anche loro, belli, eletti e blu brillanti avranno un po’ della loro stessa medicina. Che vuol dire che ogni volta si debba stare con l’ansia e sino all’ultimo non si abbia a prendere mai una decisione chiara, restiamo partiamo, restiamo partiamo, dentro fuori, dentro fuori, resto vai mi vuoi spiegare, già, tanto mica mi…

stai a sentire, ah… dormi vero, adesso sì, beh, tanto non ho sonno, parlo da solo, parlo col muro, stai dormendo e allora dormi e sogna, sogna e dormi che ti fa bene, forse fa bene anche a me parlare un po’ da solo, parlare di te al mio cervello, provare a venirci a patti o, in ogni caso, provarci almeno. Un giorno ancora, un giorno di pioggia tanto per cambiare, una notte ancora che ci resta e cosa (ci) cambia invece, se non cambia nulla e quelle piccole sensazioni si protraggono per secondi e millenni e allora a torto/ragione vorresti mutare e non c'è nulla che muta e vorresti aspettare e il tempo vola via, via, via, via velocissimamente senza ritegno per la tua piccola mente affannata, per la tua bocca famelicamente loquace, per un orologio che non fa più tic o tac e tic e tac e allora aspetti ancora oppure non attendi ferma in uno spazio, piccolo, quadrato, muri inconsistenti che ti soffocano e che in realtà non esistono e stanno solo in testa alla tua testardaggine tardiva tipo tedesca termicamente trattata. La memoria si blinda, si ostina, oscilla su puntelli cromati indistruttibili, incomprimibili, disadattabili da un moto eternamente contrario alla loro ragione di esistere e d'essere. La memoria, la mia visione, è questa pioggia, ogni goccia una flebile sussurrata essenza, una piccola senziente appartenenza di qualcosa ben più inspiegabile ed all'occorrenza sfuggente. E alberi perduti lungo viali mai terminati, inesplorati, sono filiere e raggiere che si alternano mentre vago ad occhi chiusi e mi nutro della tua presenza e taglio la pianura senza guardare dietro, senza aspettare dietro, senza respirare e senza pensare quel poco, un poco di piccola e ancor più piccola, infinitesimale eccellenza, è l'orgoglio, è nella pazienza, un giorno, un giorno ancora come tanti, vuoti, pieni o semplicemente bastanti. Se ogni viaggio lascia uno spazio, porta una breccia, attraversa uno stato, se uno spazio è solo quello che noi cerchiamo, se uno spazio è un luogo o solo una questione geometricamente avulsa, se il viaggio, questo viaggio non dovesse più terminare, se non mi dovessi più svegliare e se le maglie del sogno fossero lente, insomma se tutto restasse inconsistente. Sento piccole frustrazioni, avverto ritenzioni oniriche, lascio propositi sgomitolati, perdo sensazionalistiche aspettative, libero fredde sillabe arroventate, osservo scintille fredde di un'altra alba e di un altro tempo, scendo gradoni affioranti e nulla resta mentre tutto appare immobile nel mondo e nell'anima se esiste una sorta di forma, scatola, spazio quadrato, di mura inconsistenti ma ancora criptico e soffocante, piccoli chiodi di tarli mai sopiti, mangiano dello scibile e del pazientare mentre tutto si aliena e si ovatta e si disfa. Diodi alterati, valvole luminescenti in uno spazio indelimitato, sul piano di una certa altezza senza una ben precisa profondità non devi credere che non sia importante, non devi dimenticare ciò che senti e non…

mi spingere, non mi posso muovere, non vedi come cazzo stiamo, che mi spingi a fare, i bagagli, gli appunti e persino indicazioni alquanto chiare, non discuto, eppure sto qui a pensare avanti, troppo avanti senza ritegno (ancora) quasi con sdegno (ancora), senza particolare impegno (come sempre) e tutto deve prima o poi finire ma per adesso perché non fermarsi un attimo a guardare. Magari una notte è tutto quello che ci vuole perché arrivi un consiglio e il pensiero si tranquillizzi, magari una notte è solo quello che ci vuole per riposare un paio d'ore prima di alzarsi prima dell'alba e darsi da fare e dare tutto. Magari una notte è l'unica cosa che possa accettare adesso e così mi confido e inspiro. La temperatura si è un po’ abbassata, I freni nuovi fischiano, gli ammortizzatori sono sin troppo precisi, tutte queste vibrazioni non possono essere normali, ci sarà un qualche rischio a gestire così approssimativamente tutte queste partenze e questi ritardi e queste accelerazioni, ma lì ai piani alti lo sanno quello che fanno o è solo quella nuova che regola il tutto. Sciabordio, pedane vibrano, hanno messo pure l’allarme acustico caso mai ci si dovesse addormentare, a momenti qui non si respira figurati dormire, ma come si fa dico io ma come… mica era suonata la sirena, hai sentito la sirena o è solo la ressa prima della partenza, sai una cosa ho la...

nausea, e che hai mangiato… secondo me è stato tutto il freddo, il moto, la concitazione e il freddo insomma… come non hai capito, ti conviene tenere la testa sotto il phon altri 20 minuti così ti si accelera il processo cognitivo. Siamo stati a pattinare sul ghiaccio hai scordato. Certo che lo sai, grazie, sai una cosa… bisogna saper distinguere bene, per esempio c’è chi affitta i pattini per la prima volta colpito da uno slancio di avventura o perché perso dietro a un profumo o un pelo o una paradossale possibile verità assoluta e vede i propri sogni e setto nasale subito sbriciolati dopo 60 cm di slancio (ancora) e un metro di mezza caduta. C’è chi affitta i medesimi pattini ma ha anche il pattino nel sangue e quindi, essendo un sol blocco, monolitico, va diritto come un missile e fino a che non gli serva curvare o finisca la pista e sino a che ciò non accada sembra anche gagliardamente saldo e sicuro. C’è chi ci va in coppia (ma va!), madornale errore, adesso che sto fresco ci sono arrivato perché OPZIONE A) se lei è esperta lui fa il cretino a bordo pista, cincischia con le mani, sbriciola la balaustra, accenna un riscaldamento pietoso e cerca di dar l’impressione del pattinatore navigato ma a riposo e, per mantenere il controllo autoritario sulla sua metà stridente, la incita con piglio quasi fosse una cavalla, vai bene tesoro, stai attenta tesoro, quando ce ne andiamo tesoro, sai mi sono rotto i coglioni di guardarti pattinare tesoro, viceversa… OPZIONE B) se lui è esperto lei deve fare la zavorra sui pattini, non esiste che resti a bordo pista, allora è uno spasso, terrorizzata all’inizio lo apostroferà con più piano tesoro, adesso cado tesoro, mi gira la testa tesoro, odio pattinare tesoro e poi incazzata nera, non mi piace pattinare tesoro, non ti sopporto più tesoro, mi scopo un altro tesoro, è tuo fratello tesoro, affanculo tesoro. Poi… c’è chi sa il fatto suo, una a caso… Tu, stile, classe, bella presenza, un po’ di altezzosità che non manca/guasta mai, preferisci il lato pista meno frequentato, sfruttando a pieno tutto lo spazio disponibile e nell’assecondare la curva spicchi e ti srotoli in una elegante piroetta per dar la schiena e il viso e la schiena e il viso e ancora la schiena e il viso a chi annaspa a destra e a mancina. Forse hai esagerato, forse dovresti…

tenerti pronto che si parte, lo vedi hanno dato il segnale, adesso vedi che cazzo devi fare, non ti appiccicare e segui il flusso, io dal canto mio sto a posto, non ho voglia di arrivare per primo e non mi interessa nemmeno che il viaggio finisca. Sempre la stessa storia, alla fine non puoi non seguire flusso, per quello che costa, per quello che vale, vai e resisti io ti seguo ma tu spacca il nuovo cosmo umido, prosegui, incedi, arriva, attento alle deviazioni estemporanee, alle curve strane, segui il flusso sin che c’è seguilo e quando il flusso dovesse mancare assumiti la responsabilità che ti è stata data, forse alla fine non arriverai in fondo ma tu tenta in ogni caso. E adesso che facciamo, siamo nei dodici e tu che dicevi che non ti importava, non è che non mi importasse solo penso che vi siano di migliori, tu magari, e perché non tu allora, vabbè adesso siamo nei sei e la vedi la grande palla adesso che siamo tre, quello si è infartuato, siamo noi due che devo fare… va’ va’ levati dai coglioni, va’ che non m’importa, vediamo se ce la fai. Ah, troppo presto, ti avevo lasciato andare, ti sei rotto le corna o la coda mica si capisce, alla fine tocca a te amico caro, qui mi sa che io mi fermo la palla è tutta tua. Già pare facile e non si doveva nemmeno partire, ma dico ce l’hanno un’idea ai piani alti il casino che ci vuole ogni volta e sempre la stessa solfa, se non fosse per le specifiche tecniche qui si andrebbe alla cieca, va bene non ti preoccupare, riposati e lasciami andare, sono da solo non cambia poi molto, ecco l’uovo non sembra…

che tu sia via da molto, sei addormentata in fondo, non so da quanto tempo sto qui a parlarti mentre te la spassi con Morfeo, devi riposare ancora un po’, un altro po’, non serve stare qui a sbattersi, non è che con un paio di chili di zucchero filato e prosopopea lo stato attuale delle nostre cose possa mutare, non ci sono padroni, ogni volta trovarsi al cambio di stato non è proprio il massimo, certo non andiamo per il sottile ed io di stazza me ne intendo. La notte questa notte è solo una notte di attesa, domani saremo da tutt'altra parte, nuovi paesaggi e cose e luoghi e persone e poi ancora strade e strade e forse ancora quiete perché ci si muove prima che il resto del mondo riparta, perché siamo i primi ad attraversare. Buongiorno dormigliona, no, dormivo anche io, hai sentito la mia voce e forse parlavo nel sonno anche io, vieni qui fatti abbracciare. Siamo e saremo, il resto del mondo resta a dormire ancora un po' ma noi saremo appunto avanti, di là... con te potrò gustarmi un'alba mangiando e sperando e parendo e piangendo ridendo, potrò perdermi un attimo senza farlo notare, potrò respirare un poco e vedere come il resto diviene e poi aspetto te, vediamo un altro poco, andiamo e veniamo, restiamo, aspettiamo, ora questo ora quello non è una scienza esatta e nemmeno un mondo perfetto… sai una cosa ed è proprio questo il bello io e te… siamo sperma e cervello…