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Alla maniera di Finnerty 01

Alla maniera di Finnerty 01

Ultmo aggiornamento 28 giorni fa da Allegro Ragazzo Morto

Sono molte le cose delle quali vorrei metterti a conoscenza, cose che riguardano me, Lei, il dolore, il deposito e persino questi giorni di alterna lucidità e distruzione. Ho scritto tutta la notte ma mi rendo conto dopo cinque ore di fosfori vari, di non aver nemmeno iniziato a circoscrivere il problema. Sono queste settimane di marzo, sono i giorni che si allungano e le notti sempre più brevi, sono questi giorni nel limbo, sono io a perdere a volte la misura e andare troppo oltre, ho bisogno di tempo per recuperare, tornare e scrivere, ritornare per allontanarmi dal pozzo… Ho deciso che affronterò ogni argomento come faccio di solito, ne scrivo. Puoi trarne tutte le conclusioni che vuoi o anche fregartene altamente ma la mia coscienza, tanto per chiarire, non ha alcun bisogno di alleggerirsi. Scrivo perché voglio che tu lo sappia e perché mi serva che tu lo sappia, per il resto… molti affrontano questo o quel problema in modo del tutto differente, molti vanno in pezzi, vi ho assistito, ne sono insomma consapevole… ah, intendi dire se li abbia aiutati a venirne fuori? Per quanto possibile, se è nella natura di chi ha il problema farsi aiutare certo, se non si vuol essere aiutati non esiste alcun aiuto che possa servire. Si tende a precipitare inesorabilmente e si va sempre un po’ più in là di quanto sia fisicamente accettabile sino a che il fisico finisce e non resta più niente di cui rammaricarsi, semmai resta solo l’ultima visita… A tal proposito aggiungo che io non voglio il tuo aiuto, devi solo leggere e poi… pensa pure tutto quello che ti pare.

Non so perché voglia ancora insistere, non sei tu, non sei mai stata tu, tuttavia in codesto modo nessuna delle migliori intenzioni porta ad alcunché. Siamo un po’ alle mani o alle braccia, siamo nonostante tutto sin troppo lontani ma ci feriamo lo stesso con efficacia e prontezza di spirito, anche i riflessi non sono da meno, sembra proprio di sì, abbiamo dato fondo ai nostri impulsi migliori, non certo in punta di fioretto, direi molto più realisticamente con una pala ed una mazza, con l’aiuto di un maglio ed un altro palo, preferibilmente zincato. Lei invece, dell’universo... il risultato, qualunque fosse lo scopo iniziale è del tutto irrilevante, quali che fossero le mie ragioni, il tuo bene, la mia malattia, le tue intenzioni, il mio lardo, le tue preoccupazioni e il tuo gran bel culo, le mia mansueta propensione al soffrire e le restanti melliflue attitudini tra di noi, adesso non è più possibile rimettere insieme alcunché. Hai un gran bel cervello, chi può giudicarlo differentemente, si vede da come lo usi, da come si espande e si contrae sembra la torta di mele sulla credenza che attende e ti ammazza, sembra la via più sicura che porta per valli strane, nessuno può affermare il contrario, lì, proprio lì, mentre te lo accarezzi da sola perché i neuroni li devi coccolare a volte, prima di farli trottare. Lei vuole… Con me non funziona sembra quasi che adesso notte-tempo la mia testa esploda, solo ruotarla mi provoca nausea, mi è presa davvero brutta questa volta e sai di cosa abbia bisogno, di quanto ne abbia bisogno. Ho già fumato due sigarette, il tempo di questo breve lungimirante pensiero, ho fumato due sigarette e le cicche le ho spente in cima al mucchio già presente nel posacenere sul comodino, anzi direttamente sul comodino accanto al letto perché il portacicche era pieno, anzi… una fuma ancora… così… laconicamente, riconoscerai aroma e cicca e dirai non può essere che una e una sola. Se il mio lento e largo e giro e vagare mi ha riportato qua mi sembra giusto rendere la (salsa)pariglia e anche se come ancora non lo so, una cosa (forse) la so e questa cosa prima o poi mi consentirà di procedere molto più speditamente. Magari è solo malaria, Lei cerca... magari è solo vita. Lei cerca… magari è solo riconoscere di stare altrove per un tempo che ad altri sarebbe sembrato più interessante e produttivo.

Credo abbiano iniziato ad effettuare una derattizzazione in zona, il numero di sorci stecchiti è aumentato esponenzialmente ogni mattina, oggi con quest’acqua ne ho visti più di un paio galleggiare in una cunetta grigi e gonfi, altri lungo le scale a imputridire. Non saranno state delle vere e proprie pantegane ma una taglia diciamo così… media, pur sempre topi e non di campagna. Al mattino presto capita che uno dei senatori grossi invece mi attraversi la strada, in modo nemmeno tanto furtivo, sono talmente grandi da non dover temere alcunché, a volte sbranano il gatto, già… ora che ci penso, non ci sono più gatti randagi nella zona, vedo solo topi e delle due l’una… o siamo ritornati ai tempi della guerra con lo stufato economico o sono i ratti. Dei ratti a me importa poco, se fossi nato ratto ad un livello sub coscienziale mi sarebbe anche, e scrivo anche, potuto importare ma essendo cristiano potrebbe solo interessarmi dal punto di vista epidemiologico, chessò leptospirosi per esempio.

Hai capito come mi chiamo o no… facciamo così, lascia stare tanto ai fini della soluzione il mio nome è del tutto irrilevante. Ha chiamato alle 3, non avevo voglia di risponderle quantunque fossi sveglio e pienamente efficiente e rigorosamente in pieno dolore. Me ne ricordo persino, perché adesso avrei tanta voglia di riprendere quella chiacchierata mai iniziata. A questo punto non so cosa accadrebbe e verso quale direzione la stessa conversazione si orienterebbe ma in ogni caso… è un interrogativo che val bene qualche secondo del mio tempo. Comincio a credere di essermelo sognato questo nome, è stato un attimo di debolezza lo riconosco, lasciarti qualcosa da associare al mio nome, imperdonabile da parte mia, chissà dove avessi la testa. Lì, dove nessuno guarda mai, non ci fai mai caso eppure è lì proprio sotto gli occhi, lì dove tutti possono arrivare a guardare, lì in piena luce e in bella vista, difficile da non vedere. Magari ancora non ci si è abituati ma anche sia vero che esista una miopia genetica che impedisca di vedere informazioni proprio a portata di naso, non è detto che non sia, di fatto, lì. Certo… dipende dalla lunghezza del proprio ma questi potrebbero essere particolari del tutto inutili al fine di comprenderne il senso. Forse è il contrario ma non (Le) importa. La pioggia si fa attendere anche se nell’aria avverto quel certononsoché. Ho fatto tardi, tardissimo, al più tardi ieri sera, Lei e la moto sembravano andare sempre troppo piano nonostante fossero per strade e fossero strade ben conosciute e buche evidenziate. Avrà fatto il pieno e anche io ieri notte, avrà avuto il pieno e sarò stato pieno anche io e non ci vuole un mago, non ci era più abituata ad averlo pieno. Non avevo voglia di risponderLe al telefono, men che meno di rispondere a quell’ora e meno che meno che meno di rispondere… a volte penso che ci si apposti apposta al telefono scrutando l’ora e contando persino i secondi per essere così precisamente frantumacoglioni nel chiamare. Mi accolse un gelo artico, non ero in vena e poi sapevo già cosa avesse in mente di dire. Gli uomini hanno sempre una scusa pronta e le donne una ancor più grande e ancor più pronta ed io ho sempre una regola, ho una tegola altrettanto pronta da lanciare e quindi siamo pari o così si dice, stiamo pari o forse non stiamo affatto pari perché ho parecchie tegole arretrate da lanciare e non è detto che siano riservate tutte immantinente alla stessa persona. Sai una cosa, questa stronzata della parità… non siamo pari, tu sei femmina io maschio e quindi… col cazzo e per il cazzo che siamo pari. Oggi ho fatto del mio peggio, oggi mi sono fatto del male in modo davvero poco efficiente, oggi sono ancora solo, il male e il bene stanno facendo la fila per lo zucchero filato, io devo aprirmi nuovi strati epiteliali, non posso sta co’ ‘mano in mano!

Avevo sperato sino all’ultimo di ricevere per intero il mio deposito, se sono qui vuol dire che oggi è il giorno, se sono qui vuol dire che non mi ci hanno mandato, sono arrivato qui apposta, oggi è il giorno… uno prova ad aver fiducia e questo è il risultato e, guarda il caso, proprio oggi l’addetto allo sportello mi riferisce che di deposito intero non si era mai parlato o scritto… come mai parlato o scritto puttanaeva… eppure nonostante tutto ragiono ed a seconda dei casi valuto, congetturo, propendo bene o male non sono dettagli dei quali approfondire adesso ma il punto è che gli impulsi arrivano correttamente e insomma il cervello fa la sua sporca parte nell’interpretare suoni e campane e, non dico di aver sognato il regolamento ma oggi è il giorno, se c’è un deposito a priori prima o poi questo deposito deve ritornare insomma… l’ho fatto io, l’ho autorizzato io, avrò un minimo di cognizione di causa. Non sono qui a cazzo, sono qui perché oggi è il giorno, non è un giorno di caso ma oggi è il giorno. Fare il diavolo a otto non è la mia aspirazione massima perché di diavoli non ce ne sono mai abbastanza ma a sentire parlare lo sportellaro, perché di sportellaro trattasi, a questo punto mi vien voglia di abbassargli la saracinesca di metallo sugli indici mentre gesticola e si affanna tra carte, cartine, cartacce e cartelle, dichiarandomi per l’ennesima ed abulica volta che non ci sia verso di venirne fuori. E per dare un colpo alla botte ed uno alla storia direi invero che abbia dormito poco, un po’ l’ansia, un po’ la febbre, un po’ non so cosa, è stata una notte lunga, terribilmente lunga, direi eterna. Pochi attimi di lucidità diffusa e tanti dubbi atroci, ogni lampo veniva inghiottito dalla tenebra assoluta e allo stesso modo la mia speranza si frammentava in scaglie aguzze e taglienti. Toccarne una, anche solo sfiorarla voleva dire ferirsi in modo molto serio. Cercavo il contatto visivo, ottemperante al flusso moderno, emaciato dai discorsi, profondamente quanto basta senza soluzioni di continuità, cercavo, tentavo, ma quello niente… poi, apri la porta, chiudi la testa, sbraca il cervello ancora… hai chiamato, poi sei andata a farti una birra tra una strofa ed un alt(r)o livello di sbronza, tra scosse più o meno tollerabili e spasmi del tutto involontari.

Infatti… non c’è mica un solo uomo sfortunatamente o fortunatamente è solo una questione di tempo. Il gelo artico comunque continuava e anche Lei nel tentare di porvi rimedio dopo 23 inutili, melensi ed interminabili secondi ho riattaccato e non ha(i) più chiamato o meglio… potrebbe anche averlo fatto ma tanto la presa telefonica quanto la cornetta erano fuori il consono alloggiamento rendendole inservibili. Scusami, abbiamo litigato pare, ho disattivato anche la segreteria quindi niente messaggi post chiamata, scusami se ti è sembrato che si litigasse forse dobbiamo chiarirci su questo punto, è forse una questione di tono, di accento, di parità, di diritti umani, dichenesoio o di chi muore abbandonato in un letto, è forse questione di come tu stia male per me, non devi stare male per me, stai male per i cazzi tuoi se proprio devi, non stare male per me, ognuno ha il dolore che si merita e in quanto a me penso di averne a sufficienza, costantemente. Questa è una comodità, l’ora era piccola ma così piccola da sembrare un secondo e poi ancora un’ora e dopo solo 3 secondi che chiudo gli occhi mi sveglio e la sveglia inizia la sua catarsi ed è già ora, è ora, adesso te lo prendo il regolamento, lo accartoccio e te lo infilo giù per lo stomaco così forse adesso il deposito lo rendi disponibile. È ora di andare a lavorare, sto ancora incazzato, appena sveglio sto già incazzato. Non posso fare questa vita per sempre. Non posso svegliarmi con in testa questo pensiero e le sue profonde ferite che mi accompagnano per tutto il giorno che serve. Ho deciso allora di abbandonare la speranza e proseguire senza. Adele è un asso al bar, questo locale insomma è uno dei più conosciuti, non troppo distante, non troppo vicino, intimo ma di grandi spazi, accogliente con un che di liberty e tinte e drappi pesanti di velluto scuro, austeri, seriosi e penduli. Quando ci sta Adele le cose cambiano, accelerano, evolvono. Tutto è iniziato per caso e poi una volta scoperto il posto e capìta la strada e imboccata la giusta uscita, prese le dovute precauzioni di chilometraggio e di carburante con un occhio all’orario per non far mai troppo tardi o troppo presto, sono finalmente diventato un assiduo frequentatore della fascia doc, la fascia nera, la fascia che esclude ogni altra fascia per intenderci, inutile che mi guardi storto, prima o poi ne facciamo tutti parte anche tu, anche tu figlia di fiori.

Non sono nemmeno a metà di quello che avrei voluto dirti, magari l’ho accennato prima, È così tardi oggi, devo ancora fare il mio consueto viaggio, sono cinquecento fottuti chilometri ogni settimana… aspetta…. Non mi disturbano i i i i i chilometri, non mi disturba il viaggio, in questo lungo lasso di tempo pensa che figura a morirci e se poi l’aria fredda la si taglia solo a cavallo di due ruote, la stessa ti gela l’anima e il culo anche prima che il pensiero nasca, l’aria fredda è di fatto il fuoco per andare avanti. No questo farmaco può essere venduto senza alcuna prescrizione, è un antisettico, sì ma qui viene indicato per gravi ustioni, beh sa… in famiglia siamo previdenti e se dovesse accadere almeno abbiamo una certa copertura di pronto intervento e a proposito so di una sperimentazione a base di idrogel per la cura delle grandi ustioni, so che sui topi afflitti da profonde ustioni di terzo grado l’uso di questo idrogel abbia accelerato la rigenerazione dei tessuti e dei vasi sanguigni e pensi un po’ anche dei bulbi piliferi, in pratica i grandi ustionati potrebbero avere una migliore aspettativa di vita fermo restando che sopravvivano abbastanza. Mi servirebbe proprio un prodotto di questo tipo... ah ma forse lei non ci pensa mai ma io mi sono chiesto… ho capito che i topi siano solo preda del proprio istinto ma quanti cazzo di topini coglioni ustionati ci sono? Ah… non ci aveva pensato a questo… beh, non le nascondo il fatto che il pensiero mi abbia sfiorato, per un secondo o due almeno. Posso solo scrivere di quello che mi serve e che vorrei non fosse e per lo meno, tento di focalizzare, concentrarmi, ignorare il tessuto rovente di secondo grado che mi da un sacco di problemi in questo tempo con l’acrilico e che minaccia sempre una crisi settica, comincio a pensare che debba limitare l’occlusione almeno dei tessuti più disastrati magari si asciugano prima, non vuol dire che facciano meno male ma queste secrezioni purulente probabilmente diminuirebbero. Devo ancora parlarti di mio fratello, non mio fratello lo storpio, quello è sempre lì e torvo ed avido gongola, devo parlarti di mio fratello gemello… Non credo tu abbia capito il mio nome o forse l’ho pronunciato in modo errato, che importa… tanto tra un po’ l’avrò dimenticato.