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Un TESTIMONE PERICOLOSO di Maurizio Foddai - Recensione

Recensione di Monica Bauletti

Del romanzo “Un testimone pericoloso” di Maurizio Foddai si può davvero dire che nulla avviene per caso, o forse sarebbe meglio dire che qualsiasi cosa ha un senso. Ogni azione produce reazioni amplificate che si dilatano oltre ogni previsione e quello che poteva dare gioia e benessere produce angosce e paure. Ma sono sempre e solo le scelte umane a far evolvere gli eventi ed è l’imponderabile a demolire i progetti.
Il protagonista, Serse, viene catturato da una spirale di eventi che lo risucchiano nella subdola trappola delle sabbie mobili. In un momento estremamente fortunato scivola sulla classica buccia di banana e la sua vita non gli appartiene più diventando lui stesso la prima vittima di sé.
L’autore narra, con lucida visione e padronanza della trama, il susseguirsi delle coincidenze che portano il protagonista verso intrighi sempre più coinvolgenti. I cerchi si stringono, ma il protagonista continua a vedere aperta la porta sul retro di una scena che si trova costretto a calcare vestendo i panni di una vita che non gli appartiene. Una vita senza stabili legami, condotta all’insegna di una libertà voluta o imposta dal caso, gli permette di cambiare rotta e reinventarsi senza grandi difficolta.
Alla fine della lettura di questo romanzo sono molte le domande che investono il lettore: è davvero così complicato morire? È davvero così difficile vivere? È davvero così inaccettabile una vita costruita giorno per giorno? Sono solo le ambizioni a spingere l’uomo a fuggire da se stesso? Perché l’uomo non riesce a controllare gli istinti che prendo il sopravvento in situazioni di pericolo? C’è davvero un destino predeterminato al quale non si può sfuggire?

(su Amazon, 1 maggio 2014)