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TRACCE DI MEMORIA di Daniele Titta

TRACCE DI MEMORIA di Daniele TittaRecensione di Maurizio Foddai

Le tracce di memoria sono files nei quali qualcuno ha convertito i pensieri e le coscienze (l'anima?) di persone morte. Tutto nasce da qui. Un poliziotto riceve l'incarico di "interrogare" alcune tracce di memoria per cercare di risolvere i casi di alcune ragazze scomparse, che si sospetta essere state vittime di uno stesso disegno criminoso.
Da quel momento, l'investigatore viene risucchiato dentro un vortice di depravazione ed efferatezze, fino al finale a sorpresa, sì, ma perfettamente logico e coerente.
All'autore va il merito di aver saputo reinterpretare il genere poliziesco in chiave, se non proprio inedita, sicuramente poco frequentata. Un genere che potremmo definire cyber-detective, che si rifà soprattutto a film come Strange Days e Minority Report.
Ma qui siamo a Roma, non a Los Angeles. Una Roma allucinata, devastata da un evento calamitoso, dove il degrado morale la fa da padrone. Le atmosfere sono oppressive, l'orrore è tanto più lancinante, quanto più viene descritto con lucida naturalezza, quasi con levità. Alcuni personaggi minori sono eccessivi nella loro singolarità, come nei film di Fellini.
Lo stile della narrazione è maturo ed efficace, la prosa è fluida, mai banale, ricca di immagini. L'esordiente Daniele Titta mostra di saper gestire la pagina con consumata maestria.
L'unica pecca è forse nel personaggio di Neferteri, una suora sexy, ormai troppo presente nell'immaginario erotico maschile per non rischiare di scivolare nel clichè.
Nel complesso "Tracce di memoria" è un romanzo bello, ma non facile. D'altra parte, si sa, la qualità non è di facile consumo