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O SI DOMINA O SI E' DOMINATI

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Così parlò Dario Bernazza, autore di questo bellissimo saggio del 1979 che gli valse il prestigioso Premio Bancarella e una tiratura di oltre mezzo milione di copie. L’opera non lascia scampo ad una terza possibilità, perché la centralità dell’individuo risucchia qualsiasi tentativo di far dipendere la responsabilità delle proprie azioni dalle influenze e contaminazioni esterne.

Ciascuno è arbitro del proprio destino, nel bene e nel male, perché in ciascuno agisce il gene dell’intelligenza che predomina sugli eventi fino a condizionarli e ad orientarli, come il suo esatto contrario rappresentato dall'accettazione passiva di scelte e comportamenti compiuti da altri in luogo del nostro mancato agire.
 
Sono due facce della stessa medaglia che l’autore riesce a descrivere conacume linguistico ed eziologico, frutto di una riflessione profonda delle innumerevoli possibilità che albergano la nostra capacità intellettiva (e introspettiva), che rischiano tuttavia di rimanere inattuate se lasciate in pasto ai virus della disattenzione, dell’assenza assoluta di essere artefici e governatori della propria vita.

I termini “dominatore” o “dominato” e altri simonini usati da Bernazza non devono essere letti nella loro comune accezione di “prevaricatore” o “prevaricato”, come se ci trovasse di fronte ad uno scenario bellico fatto di soprusi o di aberranti egemonie. E’ la qualità della relazione con il proprio Ioche assume rilevanza, ponendosi come base focale e decisiva per la crescita dell’individuo e quindi della società civile nel suo insieme.
 
L’autore dimostra “quanto sia interessante, dignitosa, intelligente, varia e ricca la vita del dominatore, e, per converso, quanto sia opaca, tribolata e insignificantela vita del dominato.” Non esistono problemi del vivere “irrisolvibili” e “nessuno è innocente del proprio insuccesso”...