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MARCIAPIEDI DI CIELO

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L’emarginazione dagli affetti è forse la più dura da sopportare. La racconto in questa canzone del 1981, anni turbolenti in cui la condizione giovanile faceva i conti con la sgretolazione del nucleo familiare avviata qualche anno prima con la legge sul divorzio.
 
Si può essere soli per scelta, per visione di vita o di prospettiva. Non è un peso ma semmai un privilegio, un bisogno di libertà incondizionata, scevra da vincoli e socialmente deresponsabilizzata.
 
Quando invece è una strada obbligata, un percorso ineluttabile dovuto alla negazione sociale della propria condizione individuale, allora diventa dolore, rifiuto, reiezione.
 
Il prete, la compagna, la gioventù spezzata, la ragazza madre, sono personaggi fra i tanti che camminano sui marciapiedi di cielo, in bilico tra l’asfalto rovente e impetuoso della realtà e le vie celesti di una nuova speranza di vita e di riscatto