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Una personalità border line

Amo questo sito e tutti voi, amici scrittori. Vi dedico questo brano tratto dal mio nuovo romanzo, che sto (faticosamente) scrivendo al computer.

Il sabato ero risoluta a farla finita con Filippo. Avevo paura di lui, ma confidavo nelle mie abilità comunicative e sul fatto che Filippo era invaghito di me e non mi avrebbe potuto fare alcun male. Mi sopravvalutavo.

Filippo mi accolse con i consueti calzoncini corti e senza maglietta. «Ciao, Amalia, come sei bella...».

L'appartamento era insolitamente accogliente, il cesto di frutta fresca regolarmente posato sul tavolo e i lenzuoli sul lettone erano di un verde acquamarina, molto fresco. Le finestre erano aperte e nell'appartamento c'era una certa circolazione d'aria, molto gradevole poiché ero accaldata a causa della grande calura del pomeriggio estivo romano.

«Come sta Ines?», chiesi, sedendomi a una sedia disposta accanto al tavolo.

«Bene. Come vuoi che stia?», rispose Filippo, distrattamente.

«Perché l'hai conciata in quel modo?», azzardai.

Mi guardò con sguardo molto severo: «Non sono stato io!», sillabò.

«Filippo, che motivo c'era?», insistetti, con un tono di voce più conciliante.

Sorrise senza guardarmi, poi mi si avvicinò e mi carezzò i capelli. «Amalia, amore mio», disse, con una tenerezza che penetrò le mie barriere. Si chinò a baciarmi le labbra, con gli occhi chiusi.

«Amore», sussurrò.

Quel contatto fisico risvegliò i miei sensi. Ero combattuta fra il desiderio di lui, che il mio corpo provava, e la repulsione che quella sua personalità pericolosa, border line, mi provocava.