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- ESTRATTO DA "LA STORIA DI UNA CENERENTOLA" -

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- ESTRATTO DA "LA STORIA DI UNA CENERENTOLA" -
"Era proprio quella l’atmosfera che rendeva Tenuta Carignani la mia vera casa: l’affetto di mia nonna, il sorriso di Ines, il fuoco accesso e crepitante ma, soprattutto, il calore di una famiglia che poche volte avevo ritrovato a Dublino. Mi avventurai lungo lo scalone per andare nella mia stanza. Desideravo sdraiarmi un po’ sul letto, magari con le casse dello stereo a tutto volume. Chiusi dietro di me la porta e mi sfilai le scarpe senza nemmeno slacciarle, abbandonandole sotto la scrivania; mi gettai sul copriletto, rilassando le braccia dietro la nuca. Accidenti! Avevo dimenticato di farmi la barba! Sapevo che ramanzina mi sarebbe spettata, se mia nonna mi avesse visto in quello stato. Lei e le sue fissazioni sul fatto che un vero gentiluomo ha sempre il viso pulito. Scattai in piedi e, ridacchiando, mi osservai in uno specchio appeso alla parete; fosse stato per me, mi sarei rasato una volta al mese! Così mi avviai strascinante verso il bagno comunicante con la camera degli ospiti e aprii la porta. Rimasi lì, impalato come uno stoccafisso. Un paio di iridi nocciola-dorate mi scrutarono allarmate e sorprese. Mi stupisco ancora, ricordando come furono proprio quei cristalli di mare aureo a colpirmi, nonostante il ben di Dio su cui avevo posato gli occhi.
«Se ne vada!» Urlò la ragazza in mia direzione con una lieve inclinazione isterica nella voce, affrettandosi a coprire la schiena dalla pelle ambrata e le morbide forme del suo fondoschiena. Io ero rimasto in silenzio, in contemplazione di quella Venere che si stava lavando. Quando il suo corpo fu ormai completamente nascosto dall’asciugamano, si voltò verso di me con un’espressione di sfida dipinta in volto.
«Cosa non le è chiaro delle parole “SE NE VADA”?» Aveva continuato in tono tagliente.
«Nulla, ma non ritengo giusto che debba andarmene io, visto che questa è la mia toilette!» Ribattei con noncuranza, incrociando le braccia al petto e alzando un sopracciglio.
«Vorrei proprio sapere cosa le frulla in quella testa!» Sibilò.
Francamente ciò che pensavo era chiaro e limpido nella mia mente e suonava tipo “Hai un culo da favola”, ma non sarebbe stata la frase adatta da esprimere in quel momento; così mi limitai a ridere, mentre la Dea che si era materializzata nel bagno proseguiva imperterrita nella sua filippica.
«Mi stupisco che sua nonna non abbia nulla da ridire riguardo al suo comportamento!»
«Ci conosciamo?» Interrogai titubante.
L’avevo incontrata in occasione di qualche ricevimento? Durante l’ultimo ci avevo dato un po’ troppo dentro con lo champagne e mi ero ritrovato nudo in camera mia a parlare con un vaso di fiori, ma di solito reggevo bene l’alcool! Possibile che avessi fatto la sua conoscenza proprio quella sera?
«La fotografia.» Alzò stancamente il braccio indicando il corridoio. Percorsi con gli occhi la sua esile mano dalle dita affusolate, per poi risalire al gomito e alla spalla, perdendo lo sguardo oltre il soffice tessuto dell’asciugamano.
«Ora, se vuole scusarmi, andrei in camera a finire di prepararmi.» Sbottò acida. Prima che si voltasse per andar via dall’uscio dirimpettaio, la fermai per un polso. Ci tenni a farle presente una cosa, divertito: «Io non me la prenderei tanto, Venere delle Acque; dopotutto tu hai visto il mio fondoschiena e io ho visto il tuo, siamo pari!» Ridacchiai, ammiccando allusivo. Lei sgranò le palpebre incredula, trattenendo signorilmente un insulto, mentre mi sbatteva fuori dalle “sue stanze”. Tornai indietro sui miei passi, continuando a interrogarmi riguardo a quella ragazza. No. Non poteva essere una cameriera, mia nonna non ne assumeva di così carine da quando avevo compiuto tredici anni e poi, quella che le era stata assegnata, era la camera riservata agli ospiti. Che fosse una parente lontana? Il mistero s’infittiva e io ne andavo matto, soprattutto se avevano un paio di gambe flessuose come quelle della giovane in questione."

- FOTO PRELEVATA DA INTERNET -
Lucia Cantoni